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L'angolo del buon umore
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Fondamentalmente voglio una donna che non rompa i coglioni. Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




Vado. Si si, vado. Ho deciso che vado. E allora vai...vai affanculo Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




Era bella davvero. Si, insomma....era proprio una bella gnocca Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




Praticamente io, una decina di giorni fa hissfit




Così piccola e fragile scratch in effetti avevi appena 21 anni Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




Regalami un sorriso con i tuoi...ehm...grandi occhi Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




Se dio ti da questi...ehm...occhi grandi che hai, che vuoi di più? scratch Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




Sereno è...scivolare dentro il mare e poi sfilarti il costumino Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820




E poi si resta soli e non si canta più pietra ... scratch ... Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820

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In bocca al lupo

Un paesaggio decisamente invernale. Tante neve. Freddo. Un bosco innevato sullo sfondo e, appena fuori dal bosco, una splendida puledra legata ad un palo. L'esca. Lei è nervosa, scalcia. Vorrebbe essere ovunque, tranne lì. Ha capito che la sua vita è appesa a un filo. Dipende dalla abilità del cacciatore.

Ad una cinquantina di metri stanno il nonno ed il nipote. Accovacciati dietro ad una roccia attendono che il lupo si faccia vivo. Tutto è pronto. Il nipote imbraccia il fucile, è puntato verso il bosco in direzione della puledra. Il dito sfiora nervosamente il grilletto. Il nonno gli dice di stare calmo, di aspettare. Di rimanere concentrato.

Finalmente si scorge un movimento tra i rami. Il lupo ha fiutato la preda. La giovane puledra ha lo sguardo terrorizzato, nitrisce, scalcia, la corda si tende ma non si spezza, le taglia la carne del collo, tutto si sta per compiere. Vorrebbe scappare, ma non può. E' legata ad un palo. Il lupo si avvicina guardingo, forse ha fiutato la trappola. E' una storia strana questa. La storia di una puledra, di un lupo e di un giovane ragazzo che la vita chiama ad una prova forse più grande di lui.

Il ragazzo ha una sola possibilità. Un solo colpo. Se fallisce la puledra è spacciata. Il lupo, con un guizzo, esce dal bosco. Solo pochi secondi lo separano dalla preda. Il ragazzo prende la mira, il dito sfiora il grilletto. Il lupo è sempre più vicino, è nel mirino e la lente del mirino lo fa apparire enorme. Il nonno sussurra: "Ora!".

Il lupo è a pochi metri e.....BAM! Lo sparo riecheggia nella foresta innevata.

.................... mancato. pietra

La tragedia si compie sotto gli occhi attoniti del giovane ragazzo.

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Storia d'amore

Tu non sai cosa ho fatto quel giorno quando io la incontrai. In spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei, che scherzava con tutti i ragazzi all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché, io le piacevo. (vabbè...facciamo finta che sia così, giusto come ipotesi pietra )

Lei mi amava e mi odiava, mi amava e mi odiava, era contro di me (o almeno così a me pareva); io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me (vabbè, magari è un tantinello esagerato Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820 ) e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te. (ma che stronza eh pietra )

Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov'è. Dovevi immaginarti che un giorno o l'altro sarebbe andata via da te. L'hai sposata sapendo che lei, sapendo che lei moriva per me. (vabbè, magari è un tantinello esagerato ma rende bene l'idea Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820 ) Coi tuoi soldi hai comprato il suo corpo non certo il suo cuor (i soldi intanto li ha intascati, perchè non si sa mai e servono sempre pietra ).

Lei mi amava e mi odiava, mi amava e mi odiava, era contro di me, io non ero ancora il suo ragazzo e già soffriva per me (non è vero ma mi piace pensare che lo sia Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820 ) e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare è venuta con te (poi magari voleva proprio venire con te, ma non importa pietra ).

Un giorno io vidi lei entrar nella mia stanza (quella degli ospiti, per intenderci Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820 ) mi guardava, silenziosa, aspettava un sì da me. Dal letto io mi alzai e tutta la guardai sembrava un angelo (in effetti era proprio una bella gnocca pietra ). Mi stringeva sul suo corpo, mi donava la sua bocca, mi diceva sono tua ma di pietra io restai (freddo come il mammo fui pietra ).

Io la amavo e la odiavo, la amavo e la odiavo, ero contro di lei, se non ero stato il suo ragazzo era colpa di lei (vabbè, semplifichiamo, sennò allunghiamo troppo il brodo pietra ).
E uno schiaffo all'improvviso le mollai sul suo bel viso rimandandola da te (fanculo va, brutta stronza pietra ).

A letto ritornai piangendo la sognai sembrava un angelo. Mi stringeva sul suo corpo mi donava la sua bocca mi diceva sono tua e nel sogno la baciai (sic! chi vive sognando muore cagando, diceva mio nonno pietra ).

Inzomma, per farla breve, una vita buttata nel cesso. E dire che è l'unica che ho. pietra

Liberamente tratta da Storia d'amore di Adriano Celentano.

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Cogli la prima mela

Bella che così fiera vai non lo rimpiangerai.
Cogli la prima mela, cogli la prima mela, cogli la prima mela ah.
Bella che così fiera vai non ti pentire mai.
Cogli la prima mela, cogli la prima mela, cogli la prima mela ah.

Danzala la vita tua al ritmo del tempo che va,
ridila la tua allegria, cogli la prima mela ah.

Bella che così fiera vai non lo rimpiangerai.
Cogli la prima mela, cogli la prima mela, cogli la prima mela ah.
Bella che così fiera vai non aspettare mai.
Cogli la prima mela, cogli la prima mela, cogli la prima mela ah.

Stringilo forte a te l'amico che ti sorriderà
e (buona) fortuna a chi se ne va (in altre parole, vaffanculo va), cogli la prima mela ah.

........... scratch

Buongiorno signorina. Mi chiamo Giovanni LaPrimaMela, per servirla. Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820

Testo di Angelo Branduardi (tranne le minchiate che ho aggiunto alla fine) Notizie riservatissime...pssst...pssst. - Pagina 13 2504199820

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Rimani

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Freedom

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Embè...oggi butta così. Butta male. confused



Cinismo e amore confused



Da morire rotolarsi dal ridere

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Il concerto



Ancora agli inizi degli anni '80, Breznev conduceva la sua campagna razzista contro gli ebrei dell'Unione Sovietica. L'odio per gli ebrei da parte dei comunisti ha origini lontane. Ecco perchè i comunisti odiano gli ebrei e odiano Israele. Vorrebbero nascondere il loro razzismo e la radice violenta, criminale e assassina della loro ideologia........ma non ci riescono.

Buona visione.

Per chi volesse conoscere la storia.............consiglio la visione di questo film. Lucida, impietosa e vera radiografia della follia criminale comunista. E della vigliaccheria e codardia di chi si definisce comunista e ha vergogna di riconsocere i crimini inauditi che la sua ideologia ha commesso e continua a commettere nel mondo (vedi prossimo congresso del Partito Comunista Cinese che inizierà proprio nei prossimi giorni).

Perchè è solo questo che sanno fare i comunisti: costruire l'inferno in terra.................e impedire alla gente di fuggire da esso, sparandogli alla schiena.

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Est ovest - amore libertà (est ouest)

Giugno 1946. In seguito all’invito lanciato da Stalin ai russi residenti in occidente di tornare a casa, promettendo amnistia e passaporto sovietico, Alexei Golovine, che vive in Francia, decide con molti altri di intraprendere il viaggio di ritorno, portando con sé la moglie francese Marie e il figlioletto Serioja.

Arrivato il gruppo ad Odessa, alcuni vengono giustiziati o spediti nei campi di lavoro. In quanto medico, Alexei é mandato a Kiev perché il suo esempio di ‘figliol prodigo’ possa diventare un modello per la patria. Di fronte all’obbligo di vivere nella camera singola di un appartamento statale, Marie si ribella e da quel momento ha un solo obiettivo:riguadagnare la propria libertà.



Questa è la sequenza inizale del film (est ovest - amore libertà, in francese est ouest). Uomini e donne scendono dalla nave e finiscono in un enorme gulag a cielo aperto. Molti finiranno davvero nei gulag dai quali non usciranno mai più.

La follia criminale comunista non solo aveva trasformato una intera nazione in un immenso campo di concentramento a cielo aperto dal quale era vietato fuggire (emblematica la scena in cui viene strappato il passaporto a Marie, che pure è cittadina francese).....ma si era spinta anche oltre in un disegno lucido, folle, criminale, sadico e schizofrenico: richiamare in patria i cittadini e il loro familiari fuggiti all'indomani della Rivoluzione d'Ottobre invitandoli a tornare per contribuire a creare una grande nazione. Come sono tornati.......sono stati internati nei gulag.

Sempre nella prima sequenza del film si vede l'organizzazione della follia criminale comunista......mandare il proprio esercito, plotoni di militari, contro gente inerme: vecchi, giovani ragazzi, madri. Questa è un'altra delle tipiche manifestazioni dei regimi comunisti di tutto il mondo: mandare i militari contro il proprio popolo inerme.

E' un film straordinario..........buona visione.

P.S. Ovviamente voglio qui sottolineare che tutti quelli che sono stati comunisti e che si definiscono ancora comunisti, questo regime lo hanno elevato a loro modello di riferimento.....lo hanno sostenuto ideologicamente e ne sono stati sostenuti ideologicamente ed economicamente. Ne erano, in sostanza, complici ed alleati. Era il loro modello di riferimento, il modello a cui ispirarsi e che volevano esportare in tutto il mondo.
Questa complicità con una ideologia sanguiraria, folle, criminale, sadica e schizofrenica è stata e rimarrà per sempre la loro VERGOGNA ed il loro CRIMINE.



Ultima modifica di xmanx il Mar 6 Nov 2012 - 16:21, modificato 1 volta

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urla del silenzio



La memorabile sequenza dell'evacuazione di Pnom Penh da parte degli americani.

Circa due milioni di Cambogiani, compresi bambini e neonati, furono trucidati dal regime comunista di Pol Pot e dai suoi Khmer Rossi, per estirpare il capitalismo e la borghesia. Le città, simbolo nella follia delirante, allucinata e allucinante dei Khmer, della borghesia capitalista, furono evacuate e spopolate, trasformate in città fantasma. E vennero creati i famosi Killing Fields, campi di lavoro tipici di tutti i regimi comunisti.

Il protagonista cambogiano del film fu ucciso a Los Angeles. Per vendetta comunista.



Questa è la tragedia dei Killing Fields creati dai Khmer Rossi, così come ci è stata raccontata nel film Urla del silenzio (The killing fileds). Da notare come nel programma di "rieducazione" fosse prevista la distruzione della famiglia naturale.....magistralmente raccontata dalla immagine in cui ai bambini viene insegnato a cancellare sulla lavagna le figure del padre e della madre naturali.



Non ci sono parole per descrivere la immane, mostruosa, sanguinaria, lucida e sadica follia criminale del comunismo di tutti i tempi.

Buona visione

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La strage di Piazza Tienanmen

In questa sequenza, ripresa il giorno dopo i fatti di Piazza Tienanmen a Pechino, è simboleggiata la resistenza e la lotta per la libertà di decine e decine di milioni di uomini, donne e bambini in tutto il mondo, che si sono opposti alla sanguinaria, criminale, sadica follia omicida del comunismo. E per questo sono morti.



Questo è ciò che accadde quel giorno........in piazza Tienanmen, in una tipica espressione dei regimi comunisti di tutti i tempi: il massacro del proprio popolo che anela alla libertà. Va ricordato che in Cina.........c'è ancora oggi il comunismo e tra pochi giorni si terrà il prossimo Congresso del Partito-Stato.

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Polonia 1981. La repressione operata dal regime comunista con i carri armati inviati per le strade. Si trattò, tecnicamente, di un auto-colpo di stato realizzato con l'appoggio della Unione Sovietica.



Questo è il resoconto radiofonico di quanto accadde in quei giorni.



Ultima modifica di xmanx il Mar 6 Nov 2012 - 16:53, modificato 1 volta

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E ora un pò di musica.

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Per non dimenticare.......................mai!



Il diciottenne Peter Fechter nel tentativo di scavalcare il muro viene freddato dalla Volkspolizei della DDR. Manifestazioni di protesta dei cittadini berlinesi.
Descrizione sequenze:il cadavere di Peter Fechter portato in braccio da un soldato ; agenti in divisa del versante Ovest corrono trasportando a braccia il corpo di Fechter ; manifestazioni di protesta dei cittadini davanti al muro ; gli agenti di polizia cercano di diradare la folla; alcuni uomini vengono caricati sui cellulari della polizia ; folla davanti al muro prega per il ragazzo scomparso ; fiori deposti sul punto in cui è caduto il giovane ; croce su cui si legge "Siamo tedeschi".

Il comunismo, dietro il paravento dello slogan "proletari di tutto il mondo unitevi", trasformava intere nazioni in lager a cielo aperto caratterizzate da menzogna, fame, morte...... dalle quali era proibito fuggire. A chi ci provava, la polizia sparava alle spalle.
Durante la guerra fredda il comunismo ha cercato di esportare "il suo modello" in tutto il mondo, fomentando e alimentando "movimenti rivoluzionari armati" ovunque. La minaccia era così seria e grave che, purtroppo, l'insorgere delle milizie rivoluzionarie comuniste ha giustificato la nascita, per reazione, di regimi autoritari e repressivi (vedi america latina, africa e asia). Anche nella stessa Europa Portogallo, Spagna e Grecia erano governate d aregimi autoritari di destra....per contrastare il pericolo comunista.

L'unico barlume di difesa della libertà, seppure esile e debole, fu rappresentato dalla Comunità Europea del carbone e dell'acciao fondata nel 1951....allora costituita da Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo. Embrione dell'attuale Comunità Europea.

Al contrario di quello che pensano quattro imbecilli che criticano il Nobel dato alla Comunità Europea (mentre loro - i quattro imbecilli - sostenevano ideologicamente quelli che sparavano alle spalle dei giovani che cercavano di scavalcare il muro di Berlino per scappare dall'inferno comunista nel quale erano recluse centinaia di milioni di persone)......noi cittadini europei e di tradizione OCCIDENTALE siamo FIERI di questa motivazione: "Per oltre sei decenni aver contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa".

Ne siamo FIERI ed ORGOGLIOSI. E siamo pronti a dare un calcio nei denti e nel culo (e lo facciamo sempre con immenso piacere) a chiunque tenti di azzardare un qualunque delirio ideologico (di destra o di sinistra....fascista o comunista) per minimizzare un tale risultato di portata storica. Il mondo OGGI è quello che è GRAZIE a chi HA CREDUTO, ha LAVORATO e SOSTENUTO l'Europa LIBERA e DEMOCRATICA fin dalle origini. Baluardo inespugnabile per ogni FASCISMO e ogni COMUNISMO idiota e criminale.

E non saranno certo un coglione di Monti qualunque e quella sua amica, la troia della Fornero, a distruggere quello che con fatica abbiamo realizzato in 60 anni di storia.

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Il regime comunista della Corea del Nord oggi.

Intervista di Tempi.it allo storico russo, esperto di Asia, Andrei Lankov, che negli anni ’80 ha studiato all’università di Pyongyang: «In percentuale al totale della popolazione, gli internati nei gulag nordcoreani (circa 200mila persone) sono come quelli nell’Urss di Stalin. Kim Jong Un continuerà la repressione del padre ma i vertici politici del paese sono misteriosi tanto quanto il Cremlino»

«Se il popolo nordcoreano sapesse davvero che la Corea del Sud, descritta dal regime comunista come una terra dove regnano povertà e terrore, ha un reddito pro capite 40 volte superiore, il regime avrebbe i giorni contati. Dubito che con Kim Jong un la situazione della gente cambierà, seguirà la strada del padre: nessuna riforma, tolleranza zero con i dissidenti politici, nessuna denuclearizzazione».

Ed ecco a voi.....il comunismo: una intera nazione trasformata in un enorme lager, dove tutti sono identici completamente isolati dal mondo. Una immane mostruosa lucida follia schizofrenica.



Le terribili carestie che colpiscono ripetutamente la Corea del Nord: racconto di una sopravvissuta scappata prima in Cina e poi negli Stati Uniti.

“Siamo stati cresciuti come atei - racconta la giovane, che ora vive in Virginia con la sorella e la madre Han - e siamo le uniche sopravvissute di una famiglia di 8 persone. Mia nonna è morta durante l'ultima carestia in Corea del Nord: ricordo ancora che, prima di morire, chiedeva di poter mangiare una patata”.

Il periodo a cui si riferisce Jin è l'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, quando la caduta dell'Unione Sovietica e la relativa apertura al mondo compiuta dalla Cina bloccano di fatto gli aiuti dell'asse comunista a Pyongyang. La popolazione viene decimata e le famiglie, come quella di Jin, costrette a mangiare di tutto: dalla corteccia degli alberi al grasso crudo.

Dopo anni di sofferenze, nel 1997 i genitori di Jin - Jo e Han - decidono di rischiare e attraversare il confine con la Cina: sconvolti dalla relativa abbondanza alimentare che incontrano, decidono di fare il viaggio più volte per accumulare quanto più riso possibile. Tuttavia, al terzo tentativo vengono arrestati.

Il padre sparisce nel nulla: “Più tardi verremo a sapere che è morto su un treno per detenuti, con le mani legate dietro alla testa, senza cibo o acqua per 10 giorni. Il regime non poteva nutrire il popolo, figuriamoci i prigionieri”. La madre di Jin viene invece picchiata selvaggiamente: il cranio, per le botte prese, presenta ancora oggi 4 punti di vuoto. Tuttavia, Han viene graziata: “Forse si erano accorti che era incinta”.

Qualche mese più tardi, la donna dà alla luce un figlio. Ma nel frattempo la sua figlia maggiore, anche lei in viaggio per la Cina in cerca di cibo, sparisce nel nulla: “Probabilmente è finita nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Non credo che la rivedremo mai più”. Il figlio di Han ha fame, e la madre decide di tornare in Cina: ma la carestia si porta via il bambino e la nonna.

Un anno dopo la polizia torna alla casa di Jin e caccia tutti gli abitanti: secondo la legge nordcoreana, infatti, i criminali vanno puniti “fino alla terza generazione”. A questo punto, la famiglia è dimezzata: sono rimasti soltanto Han, la figlia Jin Hye (di 11 anni), Eun di 7 e BoKum di 5. Tutti insieme, partono per il viaggio di 100 miglia fino al confine.

Dopo una sosta in un villaggio dove vive una conoscente, Han si accorge che non può badare a tutti e tre i figli: dilaniata dal dolore, è costretta a lasciare il piccolo BoKum con una vedova amica di famiglia. La sorella oggi dice: “Sono così dispiaciuta per lui, so che non lo rivedrò mai più. Ma la mamma aveva subito delle torture, non poteva farcela”.

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Rivoluzione ungherese del 1956 contro il regime comunista.

Quando Giorgio Napolitano....il nostro luminoso PdR.... disse: "in Ungheria l'Urss porta la pace"

Nel 1956, all'indomani dell'invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il Partito Comunista Italiano, mentre "l'Unità" definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L'Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo»...

Giorgio Napolitano nel nov. 1956: "Come si può, ad esempio, non polemizzare aspramente col compagno Giolitti quando egli afferma che oltre che in Polonia anche in Ungheria hanno difeso il partito non quelli che hanno taciuto ma quelli che hanno criticato? E' assurdo oggi continuare a negare che all'interno del partito ungherese - in contrapposto agli errori gravi del gruppo dirigente, errori che noi abbiamo denunciato come causa prima dei drammatici avvenimenti verificatisi in quel paese - non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni, giungendo a fare appello alle masse contro il partito. E' assurdo oggi continuare a negare che questa azione disgregatrice sia stata, in uno con gli errori del gruppo dirigente, la causa della tragedia ungherese.

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Questo è quello che pensava il nostro attuale luminoso presidente della Repubblica sulla invasione Ungherese fatta coi carriarmati dell'armata rossa contro la gente inerme che rivendicava libertà.
Questo è quello che pensava questo bastardo.



Questo è un altro crimine contro l'umanità perpetrato dai bastardi criminali comunisti contro la gente che aspirava alla libertà.
Carri armati, aerei ed elicotteri......contro studenti, operai, intellettuali.
Criminali bastardi.





Ultima modifica di xmanx il Gio 8 Nov 2012 - 14:10, modificato 2 volte

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La primavera di Praga del 1968

Di fronte al quadro tratteggiato nelle settimane precedenti, l'intervento sovietico del 21 agosto cade come un fulmine a ciel sereno. Il titolo di apertura del "l'Unità" del 22 agosto recita Ore drammatiche a Praga. Solo a caratteri più piccoli si legge dell'improvviso intervento militare dei cinque Paesi del Patto di Varsavia. L'ufficio politico del PCI esprime il suo dissenso attraverso un comunicato in prima pagina (Il comunicato dell'ufficio politico, "l'Unità", 22 agosto 1968), non senza confermare l'immutata amicizia con l'URSS: «Allo stato dei fatti, non si comprende come abbia potuto in queste condizioni essere presa la grave decisione di un intervento militare. L'ufficio politico del PCI considera perciò ingiustificata tale decisione, che non si concilia con i principi dell'autonomia e indipendenza di ogni partito comunista e di ogni Stato socialista e con le esigenze di una difesa dell'unità del movimento operaio e comunista internazionale. È nello spirito del più convinto e fermo internazionalismo proletario, e ribadendo ancora una volta il profondo, fraterno e schietto rapporto che unisce i comunisti italiani alla Unione Sovietica, che l'ufficio politico del PCI sente il dovere di esprimere subito questo suo grave dissenso».

Sulle stesse pagine il 23 agosto Roberto Romani attacca la stampa "borghese" (La nostra risposta, "l'Unità", 23 agosto 1968): «Nei momenti più difficili della sua esistenza il nostro movimento ha imparato a conoscere di che panni sa vestirsi il suo avversario, con quale cupidigia esso cerca di afferrare l'occasione che ritiene propizia per prendere l'iniziativa, isolare l'avanguardia operaia e vibrarle il colpo; con quale trivialità ringalluzzisce l'anticomunismo viscerale della stampa, dei partiti e degli uomini politici borghesi. Le difficoltà del movimento operaio sono per loro qualcosa di più di autentiche ghiottoneria professionali, sono opportunità di "riscatto"». Ma, continua Romani, una volta espresso il nostro grave dissenso, «che cosa pretenderebbero da noi? Che ci lasciassimo trascinare dal grave errore a nostro avviso compiuto dai compagni sovietici e degli altri Paesi socialisti ad una cieca condanna del "sistema"? Che dimenticassimo la lezione universale dell'Ottobre rosso e l'attuale contributo sovietico alla battaglia antimperialista?».

La risposta ovvia alle domande retoriche di Romani avrebbe dovuto essere un convinto "sì". Un sì contro le ambiguità e le reticenza della formula "grave dissenso", un sì contro la fede in una dottrina liberticida che messa alla prova della storia continuava a svelare solo il suo lato totalitario e antidemocratico, senza beneficio alcuno per i lavoratori.

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E così, per questi bastardi, l'invasione coi carri armati di Praga.....erano difficoltà interne al Movimento Operaio.

Al momento dell'ingresso delle truppe in Cecoslovacchia il 19-20 agosto, si trovavano in villeggiatura in Unione Sovietica più di 250 leader dei partiti comunisti dei Paesi capitalisti (compresi i nostri del p.c.i.) , verso i quali la dirigenza del Pcus mise immediatamente in atto un «lavoro di chiarificazione».



Ecco a voi Jan Palach......e quelli che la retorica folle criminale e schizofrenica dei comunisti, definiva come reazionari, controrivoluzionari e nemici del popolo e dei lavoratori.


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Ottobre polacco 1956

Gli operai di Poznań, in Polonia, insorsero il 28 giugno 1956 al grido di pane e libertà contro il regime stalinista mantenuto dall'Unione Sovietica. La rivolta fu repressa nel sangue dai carri armati dell'Esercito Polacco comandati dal generale sovietico Konstantin Rokossovsky, allora ministro della guerra polacco. Gli operai uccisi dal generale sovietico (benché di origine polacca) furono almeno 100.

La rivolta espresse il vivo fermento di libertà presente in tutta la Polonia, e si propagò anche in altri paesi a regime stalinista come l'Ungheria; qui esplose nella insurrezione ungherese del 23 ottobre.

Il PCI e i fatti di Poznań

L'Unità definendo gli scioperanti "provocatori" approvò la repressione e in quei giorni scrisse:
« La responsabilità per il sangue versato ricade su un gruppo di spregevoli provocatori che hanno approfittato di una situazione temporanea di disagio in cui versavano Poznan e la Polonia »

La rivolta di Poznan (giugno 1956) provocò un grande scontro politico fra stalinisti e moderati al Plenum del comitato centrale del Partito comunista (18-20 luglio). Lo scontento generale diffuso nella popolazione e il timore di una rivolta, convinsero la maggioranza a richiamare Gomulka, leader dei moderati e vittima delle purghe staliniane, a incarichi di governo (ottobre 1956), nonché a elaborare un vasto programma di riforme che accontentasse le istanze dell'opinione pubblica polacca, senza "spaventare" l'Unione sovietica e mantenendo la Polonia nel "campo socialista".
Tuttavia, gli stalinisti della direzione del partito si opposero a tali iniziative e prepararono un colpo di stato per il 15-19 ottobre, che fallì per il rifiuto delle truppe a prendervi parte. Preoccupati, i sovietici decisero di intervenire direttamente; la mattina del 19 ottobre una delegazione guidata da Chruscëv giunse a Varsavia, mentre le truppe dell'Armata rossa si preparavano all'invasione. In questa atmosfera il comitato centrale elesse Gomulka primo segretario del Partito comunista.
Nella notte del 19-20 ottobre, i due statisti discussero accanitamente la situazione, mentre la popolazione si preparava a resistere ai sovietici; rassicurato Chruscëv che la Polonia non avrebbe messo in discussione il regime comunista e il proprio sistema di alleanze, Gomulka rimase al potere e tentò di attuare il suo programma di riforme.

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Il Vietnam e i boat people

Tutti conoscono, almeno per sentito dire, la retorica antiamericana e antioccidentale ogni volta che si parla del Vietnam.
Ma pochi, pochissimi, sanno cosa avvenne in Vietnam all'indomani della fine della guerra con la sconfitta degli americani.

I Boat people sono dei profughi che fuggono dai loro paesi per motivi politici o economici. La fuga, dei "Boat people" usa il mare come unico percorso possibile per un esodo in massa, e non ha avuto lo scopo di giungere in alcun porto ma, imbarcati su mezzi di fortuna, chiatte, barche, zattere, spesso in sovraccarico, senza guida e senza criteri di sicurezza, ha avuto a volte solo lo scopo di porsi sulle rotte delle navi, che avendoli intercettati spesso li hanno soccorsi e raccolti; in molti altri casi invece naufragi, annegamenti, fame, sete, freddo, hanno prodotto altrettante numerose vittime.

Il termine è entrato nell'uso comune nel 1976, dopo l'invasione del Vietnam del Sud da parte del regime comunista del Vietnam del Nord, all'epoca della nazionalizzazione delle imprese e della collettivizzazione delle terre. Parecchie decine di migliaia di persone, considerate non sufficientemente aderenti al nuovo sistema, furono perseguitate, e quindi decisero di fuggire in tal modo via mare.

Jean-Paul Sartre e Raymond Aron, nel sostenere la causa dei boat people all'Eliseo di fronte a Valéry Giscard d'Estaing nel giugno del 1979, contribuirono a rendere noto il problema in Francia.

Al primo periodo di esodo dal Vietnam del 1975-1979, dopo un periodo di pausa, ne seguì un secondo nel 1988-1990, ne furono soggetti per la maggior parte vietnamiti, espulsi dalle omologazioni politico-economiche di tipo nord-vietnamita, ma anche numerosissimi cinesi residenti in Vietnam, vittime dello stato di conflitto politico allora esistente con la Cina; il fenomeno interessò un totale stimato di 800'000 persone.

Ecco a voi i "nemici del popolo", i borghesi reazionari nemici del popolo costretti a fuggire dal regime comunista del vietnam, per aspirare alla libertà. Perchè l'unico modo per avere libertà e democrazia in un regime comunista è......fuggire.

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La jugoslavia

La Repubblica Popolare Federativa di Jugoslavia nacque nel pieno della Seconda guerra mondiale, il 29 novembre 1943, in una cittadina bosniaca, Jajce. In quell’occasione, l’AVNOJ (Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia), il corpo costituente dello Stato, durante la sua seconda assemblea, proclamò l’associazione di sei repubbliche –
Slovenia, Croazia, Serbia (con le sue regioni autonome Vojvodina e Kosovo), Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Macedonia – in “comunità di popoli (e minoranze) liberi”, che dal 1945 sarebbe diventata Repubblica e nel 1946 avrebbe avuto la sua prima Costituzione.

I tre principi legittimanti fondamentali della Jugoslavia derivano dalla genesi del movimento rivoluzionario socialista: (a) lotta antifascista di liberazione del paese dall’occupazione tedesca ed italiana, (b) rivoluzione socialista basata sull’ideologia marxistaleninista, (c) soluzione della questione nazionale con la politica di “fratellanza, unità e uguaglianza” di tutti i popoli e le minoranze della Jugoslavia.

Il 25 giugno 1991 dichiararono l'indipendenza la Slovenia, guidata dal leader del Partito Comunista Sloveno Milan Kučan, e la Croazia, guidata dal segretario dell'HDZ Franjo Tudjman, seguite dopo pochi mesi (l'8 settembre 1991) dalla Macedonia.

Il 5 aprile 1992 il Presidente bosniaco Izetbegović, appoggiato da parte della comunità internazionale, proclamò l'indipendenza della Bosnia ed Erzegovina a seguito di un referendum incostituzionale boicottato dalla popolazione serba e dopo aver ignorato a gennaio l'obbligo di cedere la presidenza al leader serbo (nella Repubblica Socialista Federata di Bosnia ed Erzegovina era istituita la presidenza a turno). A quel punto le due Repubbliche Socialiste rimaste, la Serbia e il Montenegro, diedero vita il 27 aprile alla Repubblica Federale di Jugoslavia, mettendo fine all'esperienza socialista.

La dissoluzione della Jugoslavia sfocerà nelle guerre jugoslave che porteranno alla morte di 250.000 persone e alla pulizia etnica nel paese con centinaia di migliaia di persone cacciate dalle proprie terre.

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Andrej Sacharov

Il premio Nobel Andrej Sacharov, scienziato dissidente, è una delle icone moderne della libertà. Nato in Unione Sovietica, subì l'influsso della cultura occidentale.

Nel 1945 cominciò il dottorato presso l’Istituto di Fisica ‘Lebedev’ dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Nel 1947 venne unito assieme ad altri brillanti fisici al ‘gruppo Tamm’, una equipe di scienziati che doveva risalire lo svantaggio con gli Stati Uniti nel campo della ricerca atomica.

“Non avevo alcun dubbio”, spiegherà Sacharov nel 1974, “che la creazione di una super-arma sovietica fosse di importanza vitale per il nostro Paese e per l’equilibrio della potenza mondiale”. Nel 1950 Tamm e Sacharov misero a punto la bomba-H, a reazione termo-nucleare, che risultava qualitativamente più avanzata rispetto alla produzione statunitense.

Insignito del premio Stalin e di ben tre Ordini del Lavoro socialista (la massima onorificenza civile), nel 1953 divenne Dottore delle Scienze presso l’Accademia delle Scienze sovietica e poté contare su un compenso elevatissimo (2000 rubli, al cambio circa 27000 dollari) e su molti altri privilegio, ma Sacharov divenne infine un dissidente.

Nel 1962 Sacharov protestò con Chruscev per una nuova serie di esperimenti atomici che riteneva ingiustificati e non necessari, ma non venne ascoltato. “Da allora”, racconta il fisico, “ruppi col mio ambiente: fu una rottura radicale”.

L’altro problema era quello della libertà intellettuale, che in Unione Sovietica veniva palesemente violata. Sacharov, dopo aver criticato le “dittature poliziesche di Mao, Stalin ed Hitler”, finisce per accusare l’Unione Sovietica di Brežnev, nella quale venivano perseguiti i firmatari di lettere ed appelli in difesa di persone ingiustamente arrestate dalle autorità. “Non è forse una vergogna”, ammoniva l’accademico, “l’ennesima ricomparsa dell’antisemitismo nella politica di reclutamento tra i quadri […], la limitazione dei diritti civili dei tatari di Crimea […], i tentativi di riabilitare Stalin?”.

Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la pace ma non poté ritirarlo. Convinto sostenitore di una manifestazione contro l'entrata delle truppe sovietiche in Afghanistan, fu arrestato e nel 1980 fu confinato nell'odierna Nižnij Novgorod da dove la moglie Elena Bonner costituì il suo unico contatto con il mondo esterno. Riabilitato da Michail Gorbačëv nel 1986, rientrò a Mosca e fu eletto deputato nel 1989. Morì nella capitale russa nel dicembre dello stesso anno.

Dal 1988, ogni anno il Parlamento europeo assegna il "Premio Sakharov per la libertà di pensiero" a personalità e organizzazioni distintesi nell'attività in favore dei diritti umani e nella lotta contro l'intolleranza, il fanatismo e l'oppressione.

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Aleksandr Isaevic Solgenitsin

nasce a Kislovodsk (Russia) l'11 dicembre 1918, da una famiglia discretamente agiata.

Nel febbraio del 1945, a causa di una lettera (intercettata) in cui critica aspramente Stalin, viene arrestato, trasferito nella prigione moscovita della Lubjanka, condannato a otto anni di campo di concentramento e al confino a vita. Comincia il pellegrinaggio di Solgenitsin da un lager all'altro.

Nel 1961 la rivista Novyj Mir pubblica "Una giornata di Ivan Denissovic", il primo capolavoro assoluto dello scrittore. Il romanzo è un terribile atto di accusa contro i lager staliniani e contro tutti coloro che vogliono soffocare la libertà dell'uomo. Nel raccontare la giornata "tipo" del deportato (in questo caso, appunto, l'emblematico Ivan Denissovic), Solgenitsin dà una immagine realistica, anche se molto cruda, dei campi di concentramento siberiani, dove la vita di ogni uomo era quotidianamente messa in gioco e dove non era solo l'esistenza fisica ad essere prigioniera, ma sono anche i pensieri e i sentimenti ad essere condizionati. Con questo libro, destinato a grande fama, nasce di fatto il "caso" Solgenitsin. D'ora in poi le vicende che riguardano lui e le sue opere saranno strettamente legate.

Dopo altri due fondamentali romanzi ("Divisione Cancro" e "Arcipelago Gulag"), inizia la lotta dello scrittore contro il sistema. Insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1970, viene espulso dalla Russia nel 1974 e solo allora si reca a Stoccolma, dove pronuncia un memorabile discorso. In esso afferma di parlare non per sé stesso ma per i milioni di persone annientate nei tristemente celebri Gulag sovietici.

Alexander Isaevich Solgenitsin, muore a causa di una insufficienza cardiaca all'età di 89 anni, la sera del 3 agosto 2008.

l critico letterario Antonio D'Orrico ha scritto a lettere di fuoco parole definitive sullo scrittore russo e sul suo ruolo nel Novecento: "L'importanza di Solzenicyn, non per la storia della letteratura ma per quella del mondo, è immensa. Spesso si dice, e con qualche ragione, che è stato Karol Wojtyla a far cadere il Muro di Berlino. Con molte ragioni in più va detto che è stato lo scrittore russo ad abbattere quasi da solo il socialismo reale e, addirittura, la filosofia da cui traeva ispirazione. Un'impresa titanica. Vi sarete chiesti in qualche momento della vostra vita a che serve la letteratura. Ecco, la letteratura in alcune occasioni può servire a questo, ad abbattere un regime, piegare un impero. E non è un'esagerazione. Basta pensare alla vita di Solzenicyn, prima ancora che leggere la sua opera, basta guardare i suoi libri, messi su un tavolo come i modelli per una natura morta, per capire quello che semplicemente è successo. Solzenicyn è una forza. Ricordate il ragazzo di Tienanmen davanti al carro armato? Solzenicyn è un po' come lui, con l'aggiunta che il carro armato l'ha smontato a mani nude."

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Arcipelago Gulag







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La danza dell'Eco



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La danza della bellezza



bellezza, sensualità, erotismo, intimità, calore, dedizione, complicità.
Tutto questo sta in una mente erogena.

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