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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione

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er cuggino
er cuggino
Viandante Residente
Viandante Residente
IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testmo11
Dal nostro corrispondente nella Capitale


Li mortacci.

Oggi m’hanno detto che devo da fa a’ persona seria così me sto a sforzà de scrive bene che mi’ moje Giusi ha fatto er corettore de bozzi che lei è annata a scola fino a’ seconda maggistrale mica come me che a 16 anni dopo a’ licenza elementare ho deciso che a’ curtura nun era pe’ me e ch’era mejo annà a lavorà co’ mì zio macellaro Spartaco Spertichini detto Mimosa.

Pure l’argomento è serio: ve parlo da’a satira.

Uno se chiede comè ca’a satira a’ fanno quasi sempre li comunisti come Sabbina Guzzanti cor fratello e Paolo Rossi e Michele Serra e Lelio Luttazzi no forse quello sonava er piano e cantava Er cane triste o quell’antra de Bevi l’acqua Vinicio dev’esse er fijo Daniele e poi ce sta quer mostriciattolo de Vergassola ( pe’ li nomi me so’ informato co’ Benitadolfo Scapacci der circolo Nerissimi Purissimi Pesimassimi de Torpignattara ch’è uno accurturato) e tanti ancora uno più rosso de l’antro.

Vo’o dico io perché: so’ tutti froci o frocie dar primo a lultimo senza eccezione che pe fa a’ satira ce vole a’ senzibbilità e a’ malizzia che solo li froci ponno avè. L’omo vero quello co li cojoni che scoppiano sotto li bluginz nun cià tempo né voja de stasse a fa li cazzi der prossimo inzomma quanno nun po’ vedè quarcheduno nun sta a parlà male ma je fà direttamente male cioè o’ mena.

Tantevv’ero che l’unico varietà de satira che me fà ammazzà de risate e che piaceva a tutti li destri compreso Gasparri ch’è na’ scheggia de cervello è quello der sabato sera c’adesso è n’po’ che nun lo fanno più cioè er Bagaglino. Gajardo. Poi quanno se tiravano tutte le torte n’faccia me scoppiava er gargarozzo dar ride e si ce fate caso se vestivano tutti da donna ma mica perché er buonanima de Lionello e Leo Gullotta erano froci no solo perché li pijavano n’giro.

E li froci o se pijano n’giro o mejo ancora se menano quanno ce l'hai a portata de mano pe li cazzotti de piede pe lì carci e de bocca pe lì mozzichi. Terzium non Darfur.

Li mortacci

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PorceDi
PorceDi
Viandante Storico
Viandante Storico
IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Images?q=tbn:ANd9GcQsGHX-arppX5kRLCkzmz3R6qBQFBdxmTjrlPZ5jg_nJ8dSty2f
ULTIME NOTIZZZIEEEE...

NUOVO ATTACCO DEGLI HACKER A BERLUSCONI
Un'altra vergognosa offesa all'immagine del premier.
I nemici della libertà di Berlusconi non si fermano nemmeno di fronte all'evidenza: ne sanno qualcosa tutti coloro che in queste ore si sono collegati al sito dei Promotori della Libertà (http://www.promotoridellaliberta.it).
La modifica al titolo non appare subito all'occhio. Solo a una più attenta lettura è possibile accorgersi che qualcosa non torna: si tratta infatti di un semplice cambio di persona degli aggettivi possessivi, che però dona alla frase tutt'altro significato rispetto a quella di partenza.
Nell'attesa che i valorosi tecnici del PdL pongano celermente rimedio all'incresciosa manomissione, eccovi in esclusiva la pagina principale del sito nella sua versione originaria.

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 O_yeah10

L'on. Berlusconi, che ringraziamo per la preferenza e la fiducia accordateci, non sembra affatto preoccupato dall'accaduto, e dichiara: "Mi consenta: questo ancora una volta è un segno che ho colpito nel segno. Io vado avanti senza esitare con le riforme di cui il paese ha urgente bisogno, cioè le leggi ad personam."



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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
[center]IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testco10
Anonimo Verbanese
1998

Canto Ottavo

Discesi, un lezzo tale lì ci accolse,
dove finiva il ripido sentiero,
che Antonio il fazzoletto tosto avvolse

intorno al naso, come al cimitero
suol fare chi a esumare è il triste addetto;
in una cava, sotto il cielo nero,

giaceva prono e ben legato stretto
un vecchio ripugnante e tutto nudo,
pieni di piaghe come un cane infetto

senza che nulla gli facesse scudo
contro l’atroce attacco delle iene.
“Deh, voi, cessate il manducante ludo

imperocché eziandio non si ritiene
contro la vostra pugna lo sfintere
e per la tema si raggriccia il pene!”

gridava quello, ma le sue preghiere
venivano ignorate dal vil branco
che quell’idioma non potea sapere.

“Un latinista qui, Gerardo Bianco
o Concetto Marchesi, o il Mandruzzato
or ci vorrebbe, ma penso che manco

questi che vanto son del nostro Stato,
saprebbero capire la metà
di quel che dice il vecchio magistrato

che peggio parla di Jerry Calà”
disse Di Pietro, poi afferrò un bastone
ed alle iene corse “Via di qua,

sozzi animali, più di Bottiglione”
e tutte le disperse in un baleno.
“Chi sei mai tu, impavido campione,

che mi succurre, d’umanità pieno
pel mio corpo vetusto e sì senile
a cui la vis è ormai venuta meno?

chiese Mancuso, più che mai gentile.
“Di Pietro Antonio, che giammai ti scusa
ché, da ministro, fosti tanto vile

da tentar di mandarlo sotto accusa
sicché fosti cacciato con vergogna
come chi dei poteri troppo abusa,

ed ora vivo giaci, ma carogna
per queste iene, e sostanzioso pasto”
“Ah, sei Di Pietro, quel ratto di fogna

che, poco accorto, solo portò il basto
delle colpe del Pool, per furor cieco.
Ma vorrei quel di superiore fasto,

Scalfaro bramo, per alterar seco,
conciossiaché, perbacco, or non è guari”
“Non parla già latino, e neanche greco

costui, ma parla peggio dei somari
che Palazzo Madama nutre e accoglie”.
Ma quello continuò “Miei patrii Lari,

se Scalfaro qui fosse, quante voglie
potrei cavarmi!” “Ma se sei incapace
di soddisfare quelle di tua moglie

tu, che hai raggiunto dei sensi la pace
a ventun anni, eppur mai smettesti
di insolentir con sfrontatezza audace

il mondo intero, e adesso coi tuoi resti
banchettano le iene, ché sei stato
carogna in vita, e ancor carogna resti”

disse Tonino e poi, ripreso fiato,
le iene richiamò con un bel fischio
verso quel vecchio poco prelibato.

Mi allontanai per evitare il rischio
che pur di me facessero pietanza
come di panettone sotto il vischio,

quando scorsi da me a poca distanza
giacer magra e legata una donzella,
sdraiata come chi si spaparanza.

“Sai dirmi, tu, o mia guida, chi è mai quella
che giace, e sulla bocca ha un gran bavaglio
di quelli che in tv mettea Pannella,

tanto che deve averle qualche taglio
fatto alle labbra, e indolenzito i denti?”
“È imbavagliata affinché il suo raglio

più non si udisse tra le morte genti,
ché tra le vive già fece gran danni
col suo gran strepitar Titti Parenti.

Insieme lavorammo per molti anni
in pace alla procura di Milano,
poi, messi allo scoperto i tanti inganni

con cui i politicanti fanno il grano,
subimmo attacchi tanto inverecondi,
che subito divenne chiaro il piano

di Craxi e Berlusconi; e degli immondi
disegni la Tiziana di costoro
correa si fece, ed ilari e giocondi

l’accolser nel partito a peso d’oro.
E che attivista in ogni commissione
parlamentare fu insieme a coloro

che il Pool volevan mettere in prigione!
Poi un giorno, all’improvviso, il vero quadro
compreso ch’ebbe della situazione,

e che era Silvio un delinquente e un ladro,
da repentina furia sì commossa,
Forza Italia turbò e mise a soqquadro,

e infine fece la superba mossa
di andarsene e di non tornare più”
Dissi”Ricordo ben Titti la Rossa”

“Ma Titti è rossa quanto io son blu,
quanto è Cossiga lucido di mente,
o quanto è appassionante la tivù

quando Pieferdinando con Clemente
di accapigliarsi finge, e di far pace,
sotto l’occhio ormai spento dell’utente”.

Intanto, di parlar Titti incapace,
lanciava pur dal naso tali strida
ch’io chiesi “Non si può costei che giace

un poco liberar sicché le grida
libere vadan per lo scuro cielo?”
E Antonio a me: “La tua pietate è infida

e lo stomaco ha troppo poco pelo,
sicché vorresti fare un’ingiustizia"
spiegò con tono d’assoluto gelo,

"giacché per Titti la Somma Giustizia,
che regna su nei cieli e qui all’inferno
e che di pecche umane non si vizia,

ha stabilito che taccia in eterno
o che uggioli al più nel fazzoletto,
perciò quello che dice non discerno”.

Poi la guardò con un certo affetto,
così mi parve, e con malinconia,
quindi si scosse, si accarezzò il petto

all’altezza del cuore, e “Andiamo via,
mi disse in dolentissimo sussurro,
andiam da quel che visse in codardia,

e dove il cielo infine torna azzurro”.





Ultima modifica di Pazza_di_Acerra il Mer 23 Feb 2011 - 17:43 - modificato 1 volta.

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blugipsy
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Viandante Storico
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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testbl10

dal nostro inviato a Bayreuth (Germania)
Il ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg in difficoltà dopo le accuse di plagio dall'Università di Bayreuth in Baviera, per aver copiato la tesi di laurea in giurisprudenza.
Intervistato sull'argomento spiega: "Rinuncio temporaneamente al mio dottorato", e annuncia che collaborerà "attivamente" all'indagine dell'Università di Bayreuth. "Non voglio ricevere trattamenti diversi da quelli di chiunque altro", ha osservato.
"Se gli sarà revocato il dottorato dovrà dimettersi", ha avvertito dalla Spd, Dieter Wiefelspuetz, "dopo una vergogna simile non può più fare il ministro".


Alla lettura della notizia il Presidende del Consiglio Berlusconi ha commentato: "Atti sediziosi: se noi copiassimo i tedeschi l'Italia non avrebbe un governo. Per il bene del Paese andiamo avanti!". E digiamogelo….

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Pazza_di_Acerra
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Viandante Ad Honorem
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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testpa11


FRATTINI: “LA DEMOCRAZIA NON E’ ESPORTABILE”

Soprattutto se scarseggia già da noi.

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Viandante Storico
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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testbl10

dal nostro inviato a Bruxelles


BRUTTE FIGURE E AMBIGUI FIGURI

Grande fermento a Rue Froissart tra i ministri dell'UE e Frattini per il comunicato di condanna di Gheddafi.
Frattini, prima della riunione: "Non dobbiamo dare l'impressione sbagliata di voler interferire. Oggi dobbiamo parlare di dialogo nazionale di riconciliazione" (mentre l'esercito massacrava i civili manifestanti).
Frattini, dopo la riunione: dichiara di condividere pienamente il comunicato finale che "condanna la repressione in corso contro i manifestanti", chiede "l'immediata fine dell'uso della forza" e difende "le legittime aspirazioni e le richieste di riforme del popolo libico".
Ma a Bruxelles si fa fatica a capire questo tipo di sdoppiamento.


Forse perché non si immagina che Gheddafi aveva promesso il seguito del bunga-bunga.

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Viandante Mitico
Viandante Mitico
IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testcr10
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Riforma Brunetta: le visite fiscali costano allo Stato più delle assenze per malattia

(per la serie: l'è pezo el tacon del buso)



Sono i dati forniti dal ministero della Funzione Pubblica a rendere noto che l’impatto della cosiddetta “Riforma Brunetta” pensata per colpire al cuore l’assenteismo nella pubblica amministrazione è stato minimo, anzi controproducente. Lo Stato ha speso più soldi per le visite fiscali a tappeto volute dal Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta di quanti ne avrebbe dovuti sborsare a causa delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici. Un meccanismo legislativo messo su frettolosamente e che costa milioni di euro. Settore maggiormente a rischio è la scuola italiana, che oltre agli 8 miliardi di tagli della riforma Gelmini deve ora fare i conti con le visite fiscali previste per i dipendenti fin dal primo giorno di malattia. Nella scuola pubblica, questa imposizione è stata un vero insuccesso: assenza per malattia aumentate del 7,5% per i professori e un +18,5% tra le assenze del personale tecnico e amministrativo.

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Viandante Ad Honorem
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[center]IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testco10


Canto Nono

La cava abbandonammo con sì presta
andatura che in meno di mezzora
giungemmo ad una specie di foresta

di cui Pratesi sempre si innamora:
radure, alberi e piante di ogni sorta,
e finalmente in ciel spuntò l’aurora

con le sue dita rosa. “Quasi morta
vedrai questa foresta, e d’animali
vuota, come d’avaro lo è la sporta,

e qui tra poco incontreremo i tali
che a Silvio si opponevan sulla carta
ma che nei fatti gli erano sodali”

disse Di Pietro, e tosto partì in quarta
per una fratta, ben poco giulivo,
come chi in treno per la naia parta.

“Sul finir del millennio Polo e Ulivo
edificaron sopra le macerie
della Prima Repubblica un retrivo

Stato, precluso alle persone serie,
dove il pressappochismo dilagava
ed il buon senso fu mandato in ferie:

ora Silvio il predone comandava,
ora Romano, ch’era anche ciclista,
e se la maglia rosa lui indossava

ciò lo doveva ad un ex comunista
con i baffetti come i moschettieri,
con cui le donne il gigolò conquista.

Ben mi ricordo quei momenti neri,
quando costui, con vili mediazioni,
esaudiva del Polo i desideri

più assurdi e biechi, e con le commissioni
d’inchiesta contro il Pool dei milanesi
facea felice Silvio Berlusconi

e quegli onesti lasciava indifesi,
bollati di essere eversori rossi
e dai più grandi insulti or sempre lesi.

Mediò con Della Loggia, Umberto Bossi.
con Fini, Bertinotti, e anche Mastella”
tuonò Tonino, e d’ira colorossi,

io stavo per rispondere, ma in quella
sbucammo ratti sopra una radura
ove vagava qualche pecorella

che parea tutta intenta alla pastura:
“Mira chi sotto queste spoglie ovine
rivela alfin la sua vera natura

e ben si è meritato questa fine
come quel che per un nonnulla trema,
sempre alle prese con guerre intestine;

guarda brucare Massimo D’Alema,
Violante e Walter, suoi infidi mentori,
afflitti più di lui da mente scema

d’ogni coraggio, e piena di timori”.
Più avanti procedendo, due conigli
io vidi zampettare in mezzo ai fiori,

di prenderli cercai ma “Se li pigli
ti cacheranno in grembo in un baleno
e non profumerai proprio di gigli.

Fassino e Letta son costoro, e pieno
d’ira mi sento se ripenso a loro
contegno e quel tirare sempre il freno

per evitar lo scontro con coloro
che sedevano in aula in banchi opposti:
Fassino la viltà, Letta il disdoro,

come meta finale si son posti
sicché i comportamenti coniglieschi
ch’ebbero in vita, ancor gli sono imposti”.

“Gli uomini di sinistra stanno freschi
se eleggono codesto campionario
da destinare a Roma! Che si peschi

tra quelli cui neppure i film di Dario
Argento timor fanno, né che in fuga
si volgon nell’udir Merola Mario

cantare, o una poesia della Valduga”
dissi, e sbucammo allora sopra a un lido
e ci spingemmo sin sul bagnasciuga

che un dì lontano fu a Benito infido,
ove trovammo a attenderci un canotto
con sopra un vecchio, che ci accolse al grido:

“Che fate qui? Voi già mi avete rotto,
ché vi dovrò portar molto lontano,
remando, sullo squallido isolotto!”

“Della Findus mi pare il capitano
costui, dissi a Di Pietro, o quel che il tonno
Nostromo sorridendo tenea in mano,

quando ogni sera mi vinceva il sonno
se sol guardavo la televisione,
od anche in pieno giorno, come un nonno”

“Ma quale tonno, sono Buttiglione.
filosofo che mai non seppe in vita
quale condotta e quale direzione

seguir: l’attività mia preferita
fu scismi provocar, fare baruffa
con Bianco, con Casini, con De Mita

e con il Formigoni; chi si tuffa
nel politico impegno senza idee
fa una figura triste oppure buffa.

Punito son per le incertezze ree
che ho avuto in vita, e sono condannato
in eterno a lottar con le maree,

portando il mio canotto scalcagnato
all’isola e ritorno, avanti e indietro
su di un percorso ben determinato

senza poter sgarrar neanche di un metro”.
"Nel mezzo di quell’isola un maniero
sorge solingo, mi informò Di Pietro,

e dentro c’è la feccia che l’intero
contaminò lunghi anni popol nostro,
e il Pubblico più volte Ministero

spacciò per boia, prezzolato e mostro
per non scontar delle sue colpe il fio.
Partiamo che, là giunti, te lo mostro”.

Io di partire non avea desio,
come non ho desio di legger Hesse,
o di ascoltar di Verdi il tramestio,

ma Antonio scelta più non mi concesse
e, presomi pel collo, mi sospinse
sopra il canotto, e tosto due compresse

con decisione in gola giù mi spinse
tanto che in meno di cinque secondi
un sonno profondissimo mi vinse

e trasportommi un poco un altri mondi.
Credo, mi risvegliai dopo un bel pezzo,
che già si intravedevano gli immondi

contorni del castello, che nel mezzo
sorgeva di una landa, di sfortuna
presagio, mentre cerea pel ribrezzo

rabbrividiva in cielo anche la luna.


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Viandante Storico
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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testce10

«Io sono legato da amicizia vera con il presidente egiziano Mubarak, con il presidente libico Gheddafi e con il presidente della Tunisia Ben Ali».
Silvio Berlusconi, 23 dicembre 2010


23 febbraio 2011, mega cartelloni a Milano:

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Silvio-resisti

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[center]IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testco10


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Canto Decimo

All’isola approdati, il prode Rocco
se ne partì a rifare la sua spola
per quei suoi viaggi assurdi e senza sbocco,

mentre al dottor Di Pietro la parola
non rivolgevo, offeso dai suoi modi,
della Milizia appresi dalla scuola.

“Se tu a tenermi il muso e a tacer godi,
fa’ pure, che di ciò pronto ti scuso,
giacché ho scusato un tempo pure Prodi

di avere fatto irragionevole uso
dei voti che all’Ulivo guadagnai”
disse Di Pietro, non a duro muso,

e mentre tra sterpaglia che giammai
avea veduto, e tra i bronchi e le fratte
arrancavamo, come gli usurai

vaghe di succhiar sangue, gran mignatte
e grasse come fu un tempo Costanzo,
pria che la De Filippi solo latte

gli desse a cena, ed un bel niente a pranzo,
strisciaron verso noi con furia tale
che Antonio disse “Io non mi fidanzo

né sposo chi mi sugge troppo e male
ed ha altri bizzarri ghiribizzi”
e le cosparse tutte con del sale

per cui periron con atroci guizzi,
restando sparpagliate sul terreno
come grotteschi e osceni fiori vizzi.

Io per la fifa quasi venni meno,
ma Antonio mi esortò con tali verbi,
che di fiducia tornai tosto pieno,

come colui che va a vedere il derby
senza assicurazione e disarmato.
Passammo ancora molti campi imberbi

finché giungemmo in vista del fossato
su cui posava il ponte levatoio
del maniero, più brutto di Battiato

e puzzolente come un pisciatoio:
ci accingevamo a varcare il portone
quando su noi in picchiata un avvoltoio

piombò furioso. “Brutto mascalzone!”
grida Tonino, e l’ira più gli cresce,
“sulle più oneste e candide persone

anche da vivo ti buttavi a pesce,
o Previti, Ministro alla Difesa,
che alla difesa dello Stato mesce

quella degli interessi dell’impresa!”
e, preso l’uccellaccio per il collo,
che avea la bocca già al colpo protesa,

dentro al fossato un po’ lo tenne a mollo
finché non ebbe quel perduto i sensi,
poi con rapidità tutto legollo

e lo gettò nei sotterranei immensi
che ad esplorare ci accingemmo cauti.
A un tratto, tra fetore e fumi densi

che di MousseFondente( Modalità di Censura Parole Innovativa) parean, taleggio e crauti,
giungemmo ad una sala di tortura
che piacerebbe molto a Pino Rauti,

umida, fredda, sconfortante e oscura
e ben fornita di ottimi strumenti
al cui pensier mi torna la paura.

C’era un attrezzo per cavare i denti
che cavati li avrebbe alla Vanoni
senza fatica, e peni sconvolgenti,

di quelli che sognava Formigoni,
di gommapiuma, e gatti a nove code,
e cavalletti, fruste, stivaloni

di pelle con cui il pervertito gode.
Antonio mise Previti alla ruota
e diede qualche giro: “Chissà se ode

qualche dolor, ché in vita non mi è nota
di costui niuna manifestazione
di sentimenti umani”. Sempre immota

era la faccia eppur di Cesarone
sicché Tonino forte sospirò
e rinunciò a impartirgli una lezione.

Salimmo, e in sale stile rococò
a vagar ritrovammo molto presto
sinché ad un tratto qualcosa abbaiò

e un cane enorme, nero e alquanto lesto
sbucò dal nulla e mi assalì di fronte
prima che io potessi fare un gesto.

Contrariamente che l’uomo Del Monte,
Antonio gridò “No!” e, afferrato il cane,
tra le fauci – la peggiore delle onte

per chi via fax minaccia, ma rimane
esule ad Hammamet, poiché di troppa
disonesta coperto si è da mane

a sera quando al sei stava in via Foppa –
un conto protezione ed un assegno
da quel firmato che vinse la Coppa

Campioni con il Milan, e gli fu degno
compar nell’arte della ruberia,
sparò, come si spara al tirassegno.

E quel, quasi che nettare e ambrosìa
Ingurgitando stesse, e non cartaccia,
dal mio corpo supino balzò via

con la vorace ed avida boccaccia
che mi parea un osceno tritatutto.
“Da te veder tu puoi quanto mai piaccia

mangiare a sbafo a questo cane brutto:
mangiando, non sia mai che si accontenti
del pane, ma pretende anche il prosciutto;

così ingoiò da vivo le tangenti
ed ingrassò la pancia e il portafoglio
con disonesti e illeciti proventi.

Egli è Bettino, fetido di orgoglio
e di superbia, che mai non ammette
di aver sbagliato, sicché, come soglio,

godo nell’ascoltar le barzellette
sui socialisti, che i carabinieri
han soppiantato, eppure non la smette

di usare toni minacciosi e fieri,
e qui ringhia e ti attacca, e poi rosicchia
oggi facendo quel che fece ieri”.

Il cane intanto dentro ad una nicchia
fuggì, la carta a far tutta a brandelli,
ma Antonio ecco ,o incalza, e poi lo picchia

con una citazione di Borrelli,
finché Bettino crolla e piange quanto
tutta un’intera mandria di vitelli.

“Che anche costui conosca che il sia il pianto
pensato non l’avrei, ché tracotante
sempre lo vidi, ed in superbo ammanto”.

Allor Bettino mi leccò le piante
dei piedi, e poi le mani che aveo tese
per fargli una carezza, ma all’istante

Tonino mi trattenne e assai si offese:
“Che mai ci azzecca la misericordia
con quel che si è insozzato in tante imprese

e ha spinto gli italiani alla discordia?
Molle di cuoire sei ed una donnina
con cui è un problema vivere in concordia

come con Israél la Palestina”
disse, e batté tre volte piedi e mani
con prepotenza e rabbia sì ferina,

che, some soglion fare gli altri cani
quando ci son minacce e botte in vista
fuggì con dei latrati non più umani

quello che fu un gran leader socialista.

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Viandante Ad Honorem
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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testpa11

FLOP APICELLA

Il concerto del cantante Mariano Apicella, in programma al Teatro Arcimboldi il 10 marzo è stato annullato. Motivo? Semplice: un solo biglietto piazzato in prevendita. Pare che l’acquirente fosse convinto di assistere poi a una commedia di Eduardo.

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testce10

DR. JECKILL E MR. HIDE
(part two)

by Dr./Mr. F. Frattini


(10 ottobre 2010): “Portare democrazia in Afghanistan significa dare sicurezza in Europa… La democrazia si esporta con tutti i mezzi necessari”.

(21 febbraio 2011): “L’Europa non deve esportare la democrazia. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo libico”.

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testce10

Della serie: Ma Mi Faccia Il Piacere

"Chi ha sostenuto negli anni Settanta la rivoluzione sessuale e il femminismo dovrebbe essere contento delle feste che si svolgono ad Arcore"
by Flavio Tosi - sindaco di Verona a Otto e Mezzo su La7.

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Toto

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Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testpa11





Canto undicesimo


Di Craxi ancor gli orribili guaiti

ci accompagnaron per gran tempo, quando

prendemmo ad esplorare quei bei siti,



ed ora a manca, ora a destra girando

nel dedalo di stanze e corridoi,

ogni pietà residua messa al bando,



ad uno specchio giunsi, quale voi

di certo non avete mai veduto,

che fatto avrìa felice Nanni Loi,



da cui proruppe un grido: “Aiuto! Aiuto!”

con voce sì melensa e zuccherosa

che mi pareva musica di liuto,



“toglietemi la pena vergognosa!”

“Ti chiederai perché già non rifletta

codesto specchio mai nessuna cosa



si specchi in esso. Questo è Gianni Letta

che in vita poco o niente sul suo amico

ha riflettuto Silvio, e una fighetta



di toni e modi dolci come un fico

fu, e di Walter Veltroni l’alter ego

da amico nel trattar sempre il nemico,



che dir sa solo ‘Tante grazie’ e ‘Prego’

oppur ‘Ma si figuri’ e si permette

ogni viltà senza nessun diniego,



ed ora, come in vita, non riflette”.

Lo specchio, che piangeva a profusione,

come fanno gli agnelli e le caprette,



abbandonammo e in un ampio salone

lussuoso entrammo, dove un frigidario

nel centro c’era, e dentro due persone



nel ghiaccio immerse come in un acquario.

E a me Di Pietro “Questi masnadieri

son l’uno del Berlusca il segretario,



che in vita si chiamò Gonfalonieri,

e l’altro, dalla faccia e gli occhi foschi,

fu il principe di tutti i faccendieri



e il gran maestro degli affari loschi:

mira Dell’Utri, che fu anche mafioso

eppur la fece franchi; che si imboschi



qui senza pena e che il malavitoso

ancora possa fare da impunito

non creder, ché dal ghiaccio tutto ascoso



è da un gelo mortale rivestito

senza che più lo scaldi il caldo sole”.

Parevano due statue di granito



ma dalle membra, viola come viole,

e dagli sguardi carichi di orrore,

come chi ha in sorte quello che non vuole,



e dal perpetuo, orribile tremore,

capivi come il corpo vivo fosse

e un po’ come invocasse di calore.



Però Tonino punto si commosse

e non gli dedicò neanche una prece:

“Costoro in vita fecer tali mosse



degne davvero del peggior Capece”,

disse, e poi: “Fra non molto arriveremo

da quel che più di tutti male fece”.



“Tonino, se ci penso, io già tremo,

che per costui già in vita io provavo

un tal ribrezzo, d’umanità scemo,



quale l’americano per lo slavo,

e se devo incontrar quella canaglia

è meglio che la bocca qui mi lavo



perché, chi da ira è afflitto, sempre sbaglia”

dissi, e tosto sgranai un tale rosario

qual non si ode a Loreto e neanche a Graglia.



“Ah, sozzo Silvio, ladro, mercenario,

che un quarto di italiani hai fatto fessi,

cinico come un prete, tu, sicario



della giustizia, da gettar nei cessi,

uomo di malafede e di arroganza,

o porco, teco se potessi avessi



stare un’oretta solo in una stanza

ti avrei fatto sparire in un baleno

ventotto denti e tutta la baldanza!”



“La sana indignazione tieni a freno

che ben comprendo come tu ti senti”

Di Pietro consigliò cheto e sereno



e ripartimmo tesi ed impazienti,

tanto che pel piacer che pregustava

e per la smania, digrignavo i denti.



Affrontammo una scala che portava

ai piani superiori, in ampie sale,

simile a quelle in cui Diana piantava



le corna sulla fronte assai regale

dell’orecchiuto Carlo, suo consorte.

Malgrado il lusso, un gran lezzo di male



stagnava, di putredine e di morte,

tanto che il cuore mi tremò e alla spalla

di Antonio mi aggrappai, gemendo forte:



“La puzza qui è peggior che nella stalla,

ove si spande secondo natura,

ma qui il mio olfatto sente, e già non falla,



un odore che sa di spazzatura

morale, di squilibrio e di follia

che per l’eternità resiste e dura,



né posso definir che cosa sia,

né che lo possa alcun latro presumo”.

“Parto non è della tua fantasia



bensì del nostro Silvio il buon profumo

che da grande distanza già ci appesta,

come fa in un incendio l’acre fumo



quando dilaga ner per la foresta”.

Perso già avevo tutto il mio entusiasmo

e la mia camminata meno presta



divenne, e in preda a un interiore orgasmo

andavo avanti, e la pazzia mia grande

non elogiavo, come fece Erasmo.



“Codesto lezzo che ovunque si spande”

mi rincuorò Tonino, “orsù sopporta,

perché ti accingi ad un’impresa grande



che mai persona fece, viva o morta,

prima di te”, ed arrivammo allora

davanti ad un’enorme, lignea porta



su cui era scolpita la Signora

vestita in nero con l’orrida falce

che mai nessuno al mondo non ignora,



brutta quanto lo fu Luciano Salce,

che avea ricurve le sue adunche dita

come pene di vecchio o corna d’alce.



“Ohimé, Tonino, penso che è finita

la mia avventura qui, ché non mi regge

oltre più il cuore, e ci lascio vita”



dissi tra una gragnola di scorregge,

ma impavido Di Pietro il cor mi vinse

con un’occhiata che dettava legge



e la maniglia della porta spinse.

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testpa11

Canto Dodicesimo

Ed ecco l’antro del Gran Pifferaio
nel quale penetrammo circospetti;
non era una dimora da operaio:

lussuosi arredi, arazzi, grandi letti
a baldacchino, sedie antiche, tavoli
d’antiquariato con preziose oggetti

e vesti che indossavano i nostri avoli
nelle grandi occasioni e nelle feste.
“Io mi aspettavo di trovare i diavoli

e invece mi ritrovo tutte queste
carabattole che certo non sono
per gente di abitudini modeste”

dissi a Tonino in risentito tono,
ma la mia rabbia ancora più si accese
quando ad un tratto scorsi sopra un trono

Silvio spaparanzato a gambe stese
E con una corona sulla testa,
come un Asburgo, un Este od un Farnese.

“Ma che razza di pena è mai codesta?
È questa dunque la più giusta paga
per Silvio, che negli agi ancora resta

con quella sua espressione di chi caga
con sforzo, che ebbe sempre sulla faccia?”
a Antonio dico, mentre in me dilaga

la bile e vengo di color vinaccia,
e poi continuo con tremenda voce:
“Non creda, sa, Di Pietro, che mi piaccia,

dopo un gironzolar tanto feroce
veder costui seduto da pascià
una pena scontare che, a occhio e croce,

neppur chi ruba un fior nell’aldiquà
riceve dalla corte più clemente.
Questo è il castigo per chi l’onestà

sempre considerò meno di niente
e per dalle sue colpe uscire indenne
seminò gran zizzania tra la gente,

e che quasi trionfò, che quasi ottenne
di far scoppiare una guerra civile?
Oh, che terribil pena, che perenne

castigo è mai piazzare il corpo vile
su un elegante trono mentre i servi
suoi condannati sono file a file!”

“Se tu per un momento calmi i nervi,
se contro il sacro sdegno ergi uno scudo
ed un po’ meglio quel che guardi osservi,

vedrai che Silvio siede a NidodiRondine (Modalità di Censura Parole Innovativa) nudo
sul trono suo, nel quale ci sta un foro
da dove un ratto, con dolore crudo,

gli entra nell’ano e, senza alcun ristoro
per chi imporre volea costumi e mode
ma impose solo crimini e disdoro,

le viscere pian piano rode e rode
dal retto sino all’orlo della bocca,
finché per la gran pena Silvio esplode

quando tra gli incisivi il ratto sbocca
e gli mangia le labbra, e poi se n’esce.
Questa sorte in perpetuo a Silvio tocca

ché, a mano a man che il ratto rode, cresce
ancor quel che a mangiato alle sue spalle”
racconta Antonio, e a mascherar non riesce

l’orrore che gli fa le gote gialle,
“e per quanto costui dolore senta,
tale da far schizzare via le palle,

talvolta dice al ratto: “Mi consenta”,
con lui contratta un lotto di terreno
e poi la Standa di mollargli tenta,

la Mondatori ed il carro di fieno
con cui nutrì Gasparri e la Maiolo”.
Io per lo schifo quasi venni meno

e da quel giorno non mangio il foiolo,
che già gustai gran tempo in precedenza,
cotto col pomodoro e col fagiolo.

Ed ecco che ad un tratto sua Emittenza
provò a parlar con voce molto fioca,
come Romina quando canta. “Senza

mia colpa alcuna, o perlomeno poca,
sconto una pena che assai mi rattrista
e in cui di primo piano un ruolo gioca

Cristo, che fu da sempre un comunista,
e, avendo ordito ai danni miei un complotto
con quella crudeltà che sol si acquista

tra i rossi, con l’inganno ha il Padre indotto
a infliggermi un castigo sì crudele
ed una pantegana a pormi sotto;

a me, che nelle reti mie Michele
Santoro accolsi, e Paolo Rossi, divi
che procuravano audience alla tele

anche se erano noti sovversivi,
ma quando c’è di mezzo il dio Dané
non contano più i Poli né gli Ulivi,

e ognuno mangia e pensa sol per sé:
non conta Mao, Benito, né Pol Pot,
non conta Fidel Castro e neanche il Che,

ma quel che impera è il culto dello spot
per far miliardi che gli uomini saggi
poi non investiranno certo in Bot.

Ma mi consenta, Antonio, che di ostaggi
riempì un giorno funesto San Vittore
per fare a quei cervelli i prelavaggi,

per gettare su Craxi il disonore
e di sfasciarmi con il chiaro scopo,
mi dica…Sgrub…Mi dica”, squit “Dottore…”

Squiit. “Dopo che son…Gloap…” Squiit “dopo
Che Craxi…”Squiiiit “ad Hammamet…Sciop…langue…”
ma ecco spuntargli tra le labbra il topo,

nero di pelo e zuppo di gran sangue,
che Silvio rosicchiò; ristette un poco
poi fissò me, che già tremavo esangue,

mi mostrò i denti, con un soffio roco,
fetidi, aguzzi, rosseggianti e lordi,
e dentro agli occhi mi si accese il fuoco,

e mentre Silvio aizzava: “Mordi! Mordi!”
a terra come un sasso stramazzai
perdendo il sentimento ed i ricordi…

E allora, urlando e urlando, mi destai
a casa nel tepore del mio letto:
il sudore mi tersi, mi levai,

“ma guarda un po’ che sogno maledetto,
eppure di cenare più leggero
mia moglie me l’aveva pure detto!”.

Uscii di casa, il cielo ancora nero:
e in quella notte del duemilaventi
mi ritrovai a percorrere il sentiero
che mena alla Val Grande con gran stenti…



FINE

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testil12

EFFETTI DI SENSO


Il testo in questione è il seguente:





Effetti di senso:

1. è una sfida per il potere tra Berlusconi e Fini, non riguarda noi cittadini

2. ciò che ha fatto Fini equivale a ciò che ha fatto Berlusconi (cosa abbiano fatto rispettivamente Fini e Berlusconi non è detto)

3. sono tutti uguali

anzi

4. siccome entrambi han fatto qualcosa (ma cosa?) di sbagliato (sarà così?), allora sono entrambi innocenti

5. ma l'unico a finire in tribunale è Berlusconi



Il Giornale funziona.

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testpa11

SILVIO STRENUO DIFENSORE DELLA FAMIGLIA

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, certo per tentare di ricucire il rapporto con la Chiesa, è tornato ad ergersi integerrimo paladino della famiglia tradizionale, ed ha ribadito con forza che a un single non sarà permesso adottare minorenni.
Non ci rimane che plaudire a Veronica Lario per avere chiesto il divorzio

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Corrie43



S E N T I T A . O G G I


Il Corriere e' lieto d'inaugurare la nuova rubrica con questa, ascoltata oggi da un paraplegico romano :


D o m a n i . m 'a r z o


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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testpa11

GHEDDAFI TRATTA LA RESA

Le trattative hanno rischiato di arenarsi quando il colonnello ha offerto ai rivoltosi le proprie azioni della Juventus. “Ci bastano quelle che vediamo in televisione ogni domenica” hanno risposto indignati.

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Viandante Mitico
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PER LA GRANDE PAZZA DI ACERRA

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 BRAVO126IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 BRAVO126IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 BRAVO126

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heliandros
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Viandante Affezionato
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ASPETTIAMOLI CON FIDUCIA - I FIGLI D'ARTE



Prosegue inarrestabile l’ascesa del Trota: secondo il Giornale, potrebbe passare alle prossime comunali milanesi dal Consiglio Regionale lombardo direttamente a Palazzo Marino, come vice della Moratti.

Dicono che Piersilvio stia rosicando come un castoro sotto anfetamine per l’invidia e che sia andato a piagnucolare dal padre perché tutti parlano di Marina come sua erede politica, e a lui non se lo fila manco Sallusti.

Ma dovremo prepararci ad un futuro politico ricco di cognomi illustri, perché sembra che la schiera dei figli d’arte che ambiscono a raccogliere l’eredità dei loro famosi genitori sia molto nutrita.

Scalpita Pierduce Storace, 20enne dagli ardori incontenibili…

- e poi Piergomena D’alema, così giovane, così baffuta, così somigliante al padre
- e Piercasinando, del quale ritengo superfluo specificare il genitore
- e Piertunnel Lunardi, kenofobico ma cinico giovinotto
- e Pierneo Vespa, secondogenito figlio del conduttore di Porta a Porta
- e Piercozza Buttiglione, virtuosa ma con un handicap: la scarsa presenza
- e Pierembrione Giovanardi, uno dei tre figli del parlamentare (gli altri due si chiamano Piercasto e Pierdio, addirittura)
- e Pierfigheira Santanchè, della quale si dice che all’età di 13 anni fosse già rifatta da capo a piedi
- e Piertrottola, orgoglio della coppia palombellarutella
- e Pierinsaputa Scajola, la svagata e inconsapevole rampolla dell’ex ministro ligure
- e infine Pierquagliariello, che paga con l’orrendo nome la mancanza di fantasia del padre

Il ricambio è assicurato, stiamo sereni.

PS. Mancano in questo elenco Piercosa e Piernostra, le gemelle di Dell’Utri, che hanno preferito dedicarsi alla gestione di un maneggio a Bagheria in società con Piercoppola, l’orfano di Vittorio Mangano.

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L a . D e b - b u t t a n t e

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Ruby_010

e d . i l . s u o . n u o v o

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Ruby_011

e . g i o v a n e . p r o t e t t o r e
IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Ruby_012

V i e n n e s e

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crigri ha scritto:PER LA GRANDE PAZZA DI ACERRA

IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 BRAVO126IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 BRAVO126IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 BRAVO126

Grazie, signora Cri, lei è l'unica persona di buon gusto in cotesto forum di villici e analfabeti! IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 73990920 IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 274731

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IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 Testcr10

LO SCOOP
Il Premier Silvio Berlusconi fa sapere che, da indagini svolte all'anagrafe del paese natale di Ruby in Marocco, pare che molto probabilmente la ragazza sia stata registrata con due anni di ritardo e che quindi ai tempi dei noti fatti di Arcore essa fosse maggiorenne.

Nel contempo rende noto che anche lui è stato registrato con 20 anni di anticipo e che quindi la sua età sia effettivamente di 54 anni e non, come erroneamente è stato divulgato, di 74.

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Pazza_di_Acerra ha scritto:
crigri ha scritto:PER LA GRANDE PAZZA DI ACERRA

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Grazie, signora Cri, lei è l'unica persona di buon gusto in cotesto forum di villici e analfabeti! IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 73990920 IL CORRIERE DELLA PERA - Prima edizione - Pagina 39 274731
Ma prego, signora pazza, un doveroso riconoscimento alla genialità della sua tragicommedia. Mi aspetto che lei sia insignita di una medaglia al valor forumistico. Quel che è giusto è giusto. BeautyfulSuina

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