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cacca e pipì nella letteratura

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Kakkadura
Kakkadura
Viandante Storico
Viandante Storico
il primo riferimento che mi viene in mente è Il gattopardo:

«È figlia di un vostro mezzadro di Runci, Peppe Giunta si chiamava, e tanto sudicio e sarvaggio era, che tutti lo chiamavano Peppe Mmerda; scusi la parola, Eccellenza».

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Kakkadura
Kakkadura
Viandante Storico
Viandante Storico
E poi, Lolita:

«Recitando goffamente la mia parte mi precipitai in bagno per controllare che non si fossero portati via la mia acqua di colonia inglese; non l'avevano presa, ma notai con uno spasmo di feroce disgusto che l'ex consigliere dello zar, dopo essersi vuotato scrupolosamente la vescica, non aveva tirato la catena. La solenne polla di urina forestiera in cui andava disintegrandosi un fulvo, zuppo mozzicone di sigaretta mi parve proprio l'estremo insulto, e come un forsennato mi guardai intorno in cerca di un'arma».

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
La novella di Andreuccio da Perugia del Decamerone credo rappresenti l'esempio insuperato di questo genere.

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Kakkadura
Kakkadura
Viandante Storico
Viandante Storico
lancerò una ricerca nello spazio

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Kakkadura ha scritto:lancerò una ricerca nello spazio

Ma dai, l'abbiamo letta tutti a scuola. E' una delle cose più riuscite ddel Boccaccio.

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Kakkadura
Kakkadura
Viandante Storico
Viandante Storico
mai letta. Ma dia, volevate dire...

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Allora la legga, ne vale la penaa.

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Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Gargantua, il pezzo del nettaculo

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NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Pipì.... e  bidet  rotolarsi dal ridere 
E' uno dei miei libri preferiti  ... e una stupenda espressione del mistero dell'amore cacca e pipì nella letteratura 73990920 

Ma dove poteva andare? Si trovava a correre per malcerti sentieri, su una costa di torrente boscosa, senza piú segni di battaglia intorno. Le tracce del guerriero sconosciuto erano perse. Rambaldo avanzò a caso, ormai rassegnato che gli fosse sfuggito, eppure ancora pensando: «Ma lo ritroverò, fosse pure in capo al mondo!»
Adesso, ciò che piú lo tormentava, dopo quella mattinata rovente, era la sete. Scendendo verso il greto del torrente per bere, udì uno smuover di frasche: legato ad un nocciòlo con una lenta pastoia, un cavallo brucava l’erba d’un prato, sciolto dalle piastre di corazza piú gravose, che gli giacevano vicino. Non c’era dubbio: era il cavallo del guerriero sconosciuto, e il cavaliere non doveva esser distante! Rambaldo si buttò tra le canne per cercarlo.
Giunse al greto, affacciò il capo tra le foglie: il guerriero era là. La testa e il torso erano ancora racchiusi nella corazza e nell’elmo impenetrabili, come un crostaceo; ma s’era tolti i cosciali i ginocchietti e le gambiere, ed era insomma nudo dalla cintola in giú, e correva scalzo sugli scogli del torrente.
Rambaldo non credeva ai suoi occhi. Perché quella nudità era di donna: un liscio ventre piumato d’oro, e tonde natiche di rosa, e tese lunghe gambe di fanciulla Questa metà di fanciulla (la metà di crostaceo adesso aveva un aspetto ancor piú disumano e inespressivi si girò su se stessa, cercò un luogo accogliente, puntò un piede da una parte e l’altro dall’altra di un ruscello, piegò un poco i ginocchi, v’appoggiò le braccia dalle ferree cubitiere, protese avanti il capo e indietro il tergo, e si mise tranquilla e altera a far pipì. Era una donna di armoniose lune, di piuma tenera e di fiotto gentile. Rambaldo ne fu tosto innamorato.
La giovane guerriera scese al rivo, s’abbassò ancora sulle acque, fece una lesta abluzione rabbrividendo un poco e corse su con lievi salti dei nudi piedi rosa. Fu allora che s’accorse di Rambaldo che la stava spiando tra le canne. - Schweine Hund! - gridò e tratto dalla cintola un pugnale glielo tirò contro, non col gesto della perfetta maneggiatrice d’armi che essa era, ma con lo scatto rabbioso della donna inviperita che tira in testa all’uomo un piatto o una spazzola o qualsiasi cosa ha per mano.
Comunque, mancò la fronte di Rambaldo per un pelo. Il giovane, vergognoso, si ritrasse. Ma già dopo un momento smaniava di ripresentarsi a lei, di rivelarle in qualche modo il suo innamoramento. Udì uno scalpitio; corse al prato; non c’era piú il cavallo; era scomparsa. Il sole declinava: solo ora egli si rese conto che tutta una giornata era trascorsa.
Stanco, appiedato, troppo frastornato da tante cose occorsegli per esser felice, troppo felice per capire che aveva barattato la sua ansia di prima con ansie piú brucianti ancora, tornò al campo.


Il Cavaliere Inesistente, Italo Calvino

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Hara2
Hara2
Viandante Storico
Viandante Storico




LA VITA ORRIFICISSIMA DEL GRANDE GARGANTUA PADRE DI PANTAGRUELE
GIÀ COMPOSTA DAL SIGNOR ALCOFRIBAS ASTRATTORE DI QUINTA ESSENZA
LIBRO PIENO DI PANTAGRUELISMO

Lo portavano a spasso qua e là nel suo carrozzino lietamente, ed era un piacere vederlo, ché aveva un bel faccione con quasi diciotto pappagorgie e strillava ben di rado, ,ma si smerdava ogni momento, ché straordinariamente dolcetto era di tafanario, e per sua natural complessione, e per la disposizione accidentale causata dal soverchio ingollare di pappa settembrina.

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Candido
Candido
Viandante Storico
Viandante Storico
DIECI LIBRI FONDAMENTALI SULLA MERDA! Libri che non fanno cagare, ma risulteranno interessanti sia per stitici che per diarroici... http://www.conaltrimezzi.com/10-libri-fondamentali-sulla-merda/

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il pilota
il pilota
Viandante Storico
Viandante Storico
E Dante? Ve lo siete dimenticato?
Due volte tira in ballo la merda e la chiama proprio così:

Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
vidi gente attuffata in uno sterco
che da li uman privadi parea mosso.

E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parëa s'era laico o cherco.

Quei mi sgridò: «Perché se' tu sì gordo
di riguardar più me che li altri brutti?».
E io a lui: «Perché, se ben ricordo,

già t'ho veduto coi capelli asciutti,
e se' Alessio Interminei da Lucca:
però t'adocchio più che li altri tutti».

Ed elli allor, battendosi la zucca:
«Qua giù m'hanno sommerso le lusinghe
ond' io non ebbi mai la lingua stucca».

Appresso ciò lo duca «Fa che pinghe»,
mi disse, «il viso un poco più avante,
sì che la faccia ben con l'occhio attinghe

di quella sozza e scapigliata fante
che là si graffia con l'unghie merdose,
e or s'accoscia e ora è in piedi stante.
E poi:

Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com' io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.

Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e 'l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.
"si trulla" vuol dire "si scoreggia", ci sono anche le flatulenze, come il famoso
ed elli avea del cul fatto trombetta.

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il pilota
il pilota
Viandante Storico
Viandante Storico
E la Secchia Rapita di A. Tassoni? Quanti la conoscono? Ci sono anche questi versi:
Alessandro Tassoni ha scritto:
LI.
E tanto s’infervora e si dibatte
In quelle ciance sue piene di vento,
Ch’eccoti l’antimonio lo combatte,
E gli rivolta il cibo in un momento.
Rimangono le genti stupefatte;
Ed egli vomitando, e mezzo spento
Di paura, e chiamando il confessore,
Dice ad ognun ch’avvelenato more.

LII.
Il Coltra e ’l Galìano, ambi speziali,
Correan con mitridate e bolarmeno;
E i medici correan cogli orinali,
Per veder di che sorte era il veleno.
Cento barbieri, e i preti coi messali
Gli erano intorno, e gli scioglieano il seno,
Esortandolo tutti a non temere,
E a dir devotamente il miserere .

LIII.
Chi gli ficcava olio o triaca in gola,
E chi butirro o liquefatto grasso.
Avea quasi perduta la parola,
E per tanti rimedi era già lasso;
Quand’ecco un’improvvisa cacarola
Che con tanto furor proruppe abbasso,
Che l’ambra scoppiò fuor per gli calzoni,
E scorse per le gambe in sui talloni.

LIV.
Oh possanza del Ciel! che cosa è questa,
Disse un barbier quando sentì l’odore?
Questo è un velen mortifero ch’appesta;
Io non sentii giammai puzza maggiore.
Portatel via, che s’egli in piazza resta,
Appesterà questa città in poche ore.
Così dicea; ma tanta era la calca,
Ch’ebbe a perirvi il medico Cavalca.

LV.
Come a Montecavallo i cortigiani
Vanno per la Lumaca a concistoro,
Respinti e scossi dagl’incontti strani,
E aprendosi la via co’ petti loro;
Così i medici quivi e i cappellani
Non trovando da uscir strada nè foro,
Urtavano respinti, e senza metro
Facean tre passi innanzi e quattro indietro.

LVI.
Ma poichè l’ambracane uscì del vaso,
E ’l suo tristo vapor diffuse e sparse;
Cominciò in fretta ognun co’ guanti al naso
A scostarsi dal cerchio e a ritirarse:
E abbandonato il Conte era rimaso;
Se non che un prete allor quivi comparse,
Ch’avea perduto il naso in un incendio,
Nè sentia odore; e ’l confessò in compendio.

LVII.
Confessato che fu, sopra una scala
Da piuoli assai lunga egli fu posto;
E facendo a quel puzzo il popol ala,
Il portar due facchini a casa tosto.
Quivi il posaro in mezzo della sala:
Chiamaro i servi; e ognun s’era nascosto,
Fuor ch’una vecchia che v’accorse in fretta
Con un zoccolo in piede e una scarpetta.

Me li ricordo ogni volta che mi ricordo di un personaggio che, vantatore delle sue flatulenze, un giorno fece la fine del personaggio di Tassoni. Solo che al baluba vero il fatto avvenne al cospetto di una persona sola e invece che su una scala fu portato a casa con una Peugeot 307 (penso chiuso nel bagagliaio  cacca e pipì nella letteratura 214252 ). Come potete immaginare, il fatto è diventato di dominio pubblico nel giro di 48 ore...  rotolarsi dal ridere 

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Kakkadura
Kakkadura
Viandante Storico
Viandante Storico
Pilota, sei un mito. Non è che mi fai deragliare qualche treno però?

E francesco berni? Vuoi che non abbia mai verseggiato di cacca e di piscia?

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