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La bestemmia

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1
Mago_Merlino
Mago_Merlino
Viandante Residente
Viandante Residente
Tutti abbiamo bestemmiato almeno una volta, atei o credenti che fossimo.
Bestemmiare ha quindi un significato per noi. Ma quale?
Perchè bestemmiare il creatore?
Sopratutto perchè bestemmiare se in Dio non sui crede?

2
SergioAD
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Viandante Storico
Viandante Storico
Devo dire che la prima volta che ho bestemmiato è stato a 16, dopo che sono venuto in Italia con le prime espressioni in italiano.

La bestemmia in Italia è un modo di dire per far parte di una comunità. Non ne potete fare a meno comunque fa ridere anche me quando le sento.

Wiki lo spiega qui e nella stessa pagina qui sono i termini comuni. Poi ce ne sono alcuni in cui spazia la fantasia. Germano Mosconi in youtube.

3
hakimsanai43
hakimsanai43
Viandante Storico
Viandante Storico
fischio
Quando ero in seconda media ,l'insegnante di religione diceva che proprio non riusciva a capire perchè certa gente bestemmia,e io ho risposto:

"Ma se Dio ha creato un mondo che è un inferno quasi per tutti ,perchè non maledire quel Dio?"

scratch

4
BigBossStigazzi
BigBossStigazzi
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
vedi hakim che in seconda media eri un ragazzino intelligente?

5
Faust
Faust
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
SergioAD ha scritto:

La bestemmia in Italia è un modo di dire per far parte di una comunità.


Verissimo.
La bestemmia è un tipo di preghiera.

6
hakimsanai43
hakimsanai43
Viandante Storico
Viandante Storico

Porca Bella Marta !
Porco Corredoro !
Porco Attis
Porco Mitra .
Porco Fano !
Porca Carmenta!
Porco Dusio!
Porco Red Cap.
Porca Losna.
Porca Artemisia.
Porca Laronda !

Turti questi dei erano venerati in Italia (Appennino umbro tosco marchigiano) fino ai tempi della rivoluzione francese.
E ora?
Dove sono andati a finire?
Ma erano dei o no?
E io ? Chiamandoli tutti "porci" ho bestemmiato oppure no?
E allora? Cosa significa bestemmiare?
Significa offendere chi è famoso in tutto il mondo ?
Oppure famoso solo in Toscana come la Bella Marta?

Che la Bella Marta sia con voi e col vostro spirito.

inchino

7
Jeggi
Jeggi
Viandante Residente
Viandante Residente
hakimsanai43 ha scritto:
Porca Bella Marta !
Porco Corredoro !
Porco Attis
Porco Mitra .
Porco Fano !
Porca Carmenta!
Porco Dusio!
Porco Red Cap.
Porca Losna.
Porca Artemisia.
Porca Laronda !

Turti questi dei erano venerati in Italia (Appennino umbro tosco marchigiano) fino ai tempi della rivoluzione francese.
E ora?
Dove sono andati a finire?
Ma erano dei o no?
E io ? Chiamandoli tutti "porci" ho bestemmiato oppure no?
E allora? Cosa significa bestemmiare?
Significa offendere chi è famoso in tutto il mondo ?
Oppure famoso solo in Toscana come la Bella Marta?

Che la Bella Marta sia con voi e col vostro spirito.

inchino

SGHIGNAZZARE Amen.

(Mannaggia ai sandali di Zeus è la mia preferita **)
Anche se solitamente sostituisco Zeus con Gesù SGHIGNAZZARE

8
hakimsanai43
hakimsanai43
Viandante Storico
Viandante Storico
Su da brava!

Vieni con noi: http://www.stregoneriapagana.it

9
Jeggi
Jeggi
Viandante Residente
Viandante Residente
Certo, tu aspettami lì che arrivo eh! Sssssubito rolleyss

10
Yale
Yale
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Mago_Merlino ha scritto:Tutti abbiamo bestemmiato almeno una volta, atei o credenti che fossimo.

Ah sì?
Sei davvero un supermago tu!

11
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
Esiste un modo di fare teologia (forse ogni modo) che coincide con la bestemmia. Agostino dice: "Ciò che l'uomo può dire di più bello di Dio è tacere, per la sapienza della ricchezza interiore. Taci dunque, e non blaterare, perché, se lo fai, stai proferendo menzogne e commetti peccato... Neppure devi voler comprendere qualcosa di Dio, perché egli è al di sopra di ogni comprensione .... Se comprendi qualcosa di Dio, egli non è niente di ciò, e per il fatto di conoscere qualcosa di Dio, cadi nell'ignoranza, e dall'ignoranza nella bestialità: infatti è animale ciò che nelle creature è senza conoscenza. Se, dunque, non vuoi diventare una bestia, non conoscere nulla di Dio, inesprimibile con la parola."

Infatti in ogni discorso su Dio il soggetto «dio», che dovrebbe indicare l'assoluto, finisce necessariamente nel diventare un relativo appena assume predicati, o lo si fa agente, ecc.
La parola «Dio» ha un senso corretto, riesce cioè a indicare l'Assoluto, solo in quanto si limita a indicare il Bene al di sopra dell'essere, la luce eterna che su tutto risplende, in modo assolutamente impersonale, indeterminato, in-distinto.

La parola «Dio» si proferisce correttamente - spiega Eckhart nel sermone "Praedica verbum" - solo quando la si genera, ovvero quando, a partire dal silenzio, cioè dal più profondo distacco, il verbum, il lògos, viene generato nell'anima - dunque quando si è quella Parola.

12
SergioAD
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Viandante Storico
Viandante Storico
C'è una leggera deviazione in quest'argomento ma è quella che fa la differenza anche li dove s'è tentato di rispondere alla domanda "cos'è la fede?" con delle eresie. Eresie in quanto oltre a non essere concepibili filosoficamente sono antagoniste della catechesi stessa. No il fai da te.

Quando Dio esce dall'assoluto diventa opinione culturale, geografica o personale ovvero esiste insieme a ciò di cui è relativo. Tolta la cultura non resta nulla della divinità. Servirà una nuova cultura per formare la nuova opinione ed anche questa perché si crei non dovrà ammettere critiche.

Allora è vero quando affermi "Neppure devi voler comprendere qualcosa di Dio, perché egli è al di sopra di ogni comprensione .... Se comprendi qualcosa di Dio, egli non è niente di ciò". Ciò è tanto vero che è confrontabile col nulla ovvero, assolutamente compatibile con la Sua non esistenza.

Se ti dicessi che nella mia cantina c'è un unicorno rosa tu vorresti vederlo ma è invisibile, vorresti toccarlo ma non è fatto di materia, vorresti ascoltarlo ma non fa nessun suono. Insomma la sua fisica esistenza è compatibile col nulla e dunque quella spirituale è solo una opinione.

Ha detto Mahatma Gandhi che "Egli semplicemente è per quelli che hanno fede".

Ha detto Denis Diderot che "Il pensiero della non esistenza di Dio non ha mai spaventato nessuno, ma è terrorizzante invece pensare che ne esista uno come quello che mi hanno descritto".

Tutte le opinioni sono insignificanti finché restano indimostrabili - mia moglie è bellissima (lo è davvero) ma mi gioco le palle che la prima affermazione che viene in mente è "lo sarà per te bellissima". Allora non dare per porco alla divinità ma essere consapevoli del totale libero arbitrio...

... nella gioia di vivere da giusti senza alcuna divinità intorno.

13
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
"Un Dio confrontabile con il Nulla, assolutamente compatibile con la sua non esistenza". Infatti, Sergio, nel thread sulla fede accennavo all'esperienza della mistica speculativa o anche della fede pura (non credenza in contenuti ma rimozione di ogni mediazione concettuale per attingere l'Uno oltre l'essere) come una sorta di ateismo del quale l'ateismo "concettuale" è ancora un momento non portato sino in fondo. Morte di Dio-Ente (oggettivato, determinato da attributi, concetti, rappresentazioni) speculare alla morte dell'io (che in altro non consiste che in concetti, rappresentazioni) ed esperienza dell'unitas spiritus. In tal senso - giochiamo ad ulteriori rovesciamenti speculativi - il Dio-nulla non è l'inesistente ma il determinato, proprio il dio-qualcosa che rivela allo sguardo del distacco-ragione (o della fede) tutta la sua vacuità. E bestemmia il rivolgersi ad esso in quanto Tu opposto ad un Io.
Questo non si significa che non si conosca Dio: tutt'altro. Solo che la conoscenza di Dio non è la conoscenza di un oggetto altro, esperito coi sensi o tramite mediazioni, bensì la conoscenza per connaturalità - quella che si ha diventando Dio, ovvero un solo spirito con lui.

Infatti il sermone eckhartiano che abbiamo già citato prosegue:

Se devo conoscere Dio, allora devo assolutamente diventare lui, e lui diventare me.
Come devo fare allora? Devi completamente sottrarti al tuo esser-te e fonderti nel suo esser-lui, in modo che il tuo «tuo» e il suo «suo» divengano completamente un «mio».

«Sottrarsi a se stessi», «morire a se stessi», «odiare la propria anima», «abnegare se ipsum»: il mistico riprende le frasi platoniche ed evangeliche su conversione e distacco.
Al posto di una teologia frutto della volontà e delle passioni dell'uomo, dell'amor sui - che tiene lontano da Dio - compare allora una silenziosa presenza di Dio nel fondo dell'anima distaccata, ovvero «morta».

14
SergioAD
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Viandante Storico
Viandante Storico
Lo sai già che così non posso contraddirti, giustamente dicevo del dibattito. Qual'è la definizione di base per determinarne la sola presenza?

La rivelazione è avvenuta di seconda mano, come chi sa dell'unicorno che ho in cantina e ci sono le nostre comunalità nell'ambito delle percezioni.

Ah ah! Hai rifilato l'onnipotenza dell'uomo, la sua anima e lo spirito. Bisognerà far presente che anche qui c'è stata l'evoluzione per tutte tre.

Ribadisco che io sono un filosofo da strapazzo, partecipo come analista per cui prendo tecniche dell'ingegneria che è anche interdisciplinare.

Pertanto corrisponde rispettivamente a conoscenza; curiosità; e vita sociale. Ciò deve necessariamente avere continuità. Essere eterno.

Noi siamo l'antagonista biblico, l'oppositore. Poi se rovineremo il nostro habitat forse ricominceremo con le stesse paure dell'uomo primitivo.

Così non torna anche a te?

15
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
Non puoi contraddirmi ma non ti è preclusa l'esperienza del distacco da ogni de-finizione idolatrica di un Dio-Ente nè quella dell'unitas spiritus. Che, attenzione, non è dichiarazione dell'onnipotenza dell'uomo, di una volontà di assatanamento nel farsi Dio, ma semmai umiltà assoluta di un'intelligenza-ragione-fede che riconosce esattamente in ogni atto umano la presenza della volontà appropriativa che di tutto si serve (soprattutto di Dio) per affermare se stessa (ricordi il detto nietzschiano?). Dunque non "farsi Dio" ma dis-farsi di Dio nello speculare dis-farsi di sè.

Noi siamo l'oppositore, lo siamo ontologicamente, ed effettivamente sembrerebbe che ciascun individuo per essere se stesso debba negare di essere ogni "altro", in una perenne opposizione reciproca a garantire l'identità. "A" per essere A non deve essere "non-A", cioè B, C, ed ogni altra cosa. Eppure la legge biricchina dell'inclusione dell'esclusione ci dice invece che "A" per essere "A" include nella propria natura l'esclusione di "non A", porta in sè l'esclusione del suo contrario, o porta in sè il suo contrario nel modo di escluderlo. Lo include in sè come escluso. Ma questo vuol dire che vi si accompagna sempre. Ed anche qui si apre un varco per l'intrascendibilità (anche logica) dell'assoluto nel mezzo delle nostre (apparenti) opposizioni, a renderle possibili ed a negarle. L'assoluto come "negatio negationis" ( e dunque purissima affermazione), secondo la logica metafisica. Ma è un altro discorso ed ho già bestemmiato abbastanza Sorriso Scemo

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