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In croce:poche parole ma molti insegnamenti.

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Sara Mori
Sara Mori
Viandante Residente
Viandante Residente
Le brevi frasi di Gesù in croce suscitano non poche riflessioni.
Siamo alla fine della vita terrena di Gesù di Nazareth,alla conclusione di un incarico;quanto era da dire è stato detto e quanto era da fare è stato fatto.
Il lettore del Vangelo ormai non si sofferma più tanto su ciò che avviene ma è sulla croce che Gesù sottoscrive la sua eredità.

Come eredità terrena ha da darci solo una Madre che rimane sola e che diventa la Madre di Giovanni (ma anche di quelli che come lui hanno amato il Figlio).Sappiamo che una madre anziana e sola necessita di protezione ma è anche molto capace di proteggere.

Altra eredità è un perdono.-Padre perdona a coloro che non sanno quello che fanno!- Perdonare a chi non è consapevole del male che fa: è questo il senso che io do alla frase di Gesù.
I capi d'Israele sono colpevoli perché sanno ciò che fanno,conoscono le scritture e volontariamente hanno rifiutato il Cristo,la luce e sono rimasti nelle loro tenebre.
Quelli che non sanno ciò che fanno potrebbero essere i romani o quella parte di popolo che non lo ha conosciuto e,nell'ignoranza,è stata convinta ad infierire contro di lui.

A proposito della conoscenza delle Scritture Gesù cita le prime parole del Salmo 21 ( Dio mio perché mi hai abbandonato?). Certamente non è una frase di sconforto di Gesù o di perdita di fede pur nella sofferenza ma è la sua immedesimazione con l'Israele sofferente che piange,lamenta la sua povertà e sete di giustizia,è mite ed umile di cuore.
Questo popolo sembra essere nell'abbandono più totale per il rifiuto dell'Unto da parte di chi lo doveva proteggere ma in breve sarà riscattato avendo aderito al Cristo prima sofferente e poi risorto.

La croce è la risposta di Dio a questo popolo che lo ha invocato,la nuova liberazione che vince le delusioni.E' abbassandosi che il Signore innalza il suo popolo,risponde alle sue invocazioni e porta alla fede.
Anche altre genti avranno il privilegio di questa salvezza adorando Dio come cittadini del Regno dei Cieli.

Il contenuto del Salmo 21 Gesù non poteva recitarlo tutto nelle sue condizioni ma,accennandolo, ha fatto capire ciò che voleva dire a chi ha orecchi per intendere.

Che queste parole di Gesù non erano un lamento per il suo abbandono lo si capisce anche dal fatto che non chiama Dio come Padre (come ha sempre fatto), ma è più staccato.
Infatti,dopo aver confermato che tutto si è compiuto,Gesù si rivolge nuovamente a Dio ma lo chiama nuovamente Padre per affidargli il suo Spirito.

La sete di Gesù in croce,anche se era reale come le altre sofferenze,rappresenta la sete di redenzione. "Chi ha sete venga a me e beva" aveva detto in un'altra occasione.
Ora è lui,l'Israele reietto ad aver sete ma ben presto berrà alla fonte del Cristo risorto insieme all'ultimo discepolo:il buon ladrone convertitosi e perdonato.

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