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Il ritorno a casa.

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Sara Mori
Sara Mori
Viandante Residente
Viandante Residente


l credere ad una vita dopo la morte fisica non è una reazione disperata alla morte,una specie di consolazione o nostalgia che attiva l'attesa di un vivere senza fine.
L'obiettivo finale di chi non si sente solo un corpo ma riconosce una spiritualità che lo anima è il ritorno a "casa",all'origine di sé
,non un paradiso di delizie,come pensano molti,ma nell'immensità dello Spirito Divino da cui il nostro spirito è uscito.
Dopo l'esperienza della vita nel corpo,più o meno bella sia stata,c'è il desiderio,il bisogno del ritorno.
La parte fisica ha paura del proprio annullamento o dell'annullamento di chi ama ma lo spirito ci gratifica con la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono,di aver lasciato nel mondo un'impronta positiva,un bel ricordo della propria presenza magari piccola a seconda delle capacità e possibilità possedute.
Certo anche il non credente muore contento per ciò che è riuscito a fare ma il suo è un addio non un arrivederci.
La speranza di una resurrezione non è un palliativo contro l'immobilità della morte.Vivere per sempre solo come qualcosa che non si estingue non avrebbe senso.Resurrezione non è solo vita ma attività(cooperazione con Dio ,qualunque essa possa essere).
Adesso i nostri corpi sono più carne che spirito e la carne è più evidente ed obbedisce alle leggi naturali.Nella resurrezione saremo più spirito che carne:lo spirito sarà più evidente e la carne obbedirà alle leggi dello spirito. Gesù risorto appariva nella carne ma lo spirito prevaleva sulla carne non più soggetta alle leggi naturali(Passaggi a porte chiuse, cambiamenti di aspetto.Gesù era talmente unito a Dio che perfino durante la sua vita nel corpo riusciva a far prevalere lo spirito e vincere le leggi della natura(miracoli)
Sperare nella vita futura e crederci non è un alibi ma la gioia di chi,dopo un lungo periodo di lontananza,ritorna in famiglia!

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Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
tutte molto belle queste "certezze" che esprimi, ed anch'io, più o meno, ho una idea così, del dopo-morte.
E' una nostra conoscenza di fede, tua e mia, che la stessa fede abbracciamo, perché ci ha convinto, e perché così siamo stati iniziati nella nostra educazione.   Probabilmente, se fossimo vissuti in altro tempo, o in altra parte del mondo, avremmo certezze diverse.

Io, per conto mio, e perché ho una mente razionale che ha bisogno di appigli più "logici" per i convincimenti, mi son dato anche una motivazione più "scientifica" dell'esistenza deale di un al di là.
Semplicemente guardando la natura, la storia della Terra, l'evoluzione di un universo:
alla nostra pur piccola e limitata intelligenza appare evidente un movimento costante e coerente di tutto ciò che è creato verso un qualche punto preciso, asintotico forse, ma ben determinato.  L'evoluzione delle cose, che sembra andare a casaccio nell'immediato, mostra invece una determinazione, nel suo andare, una precisa programmazione; su una scala troppo ampia perché noi possiamo comprenderla ma non tanto che non si riesca a intuirla e riconoscerla.
Orbene, se il tutto ha una logica, un fine, uno scopo, ne deriva ineluttabilmente che alle fondamenta ci sia una  "volontà preconcetta".  
L'esistenza di una creatura dimostra la necessità di un creatore.
Sappiamo inoltre, perché sappiamo discernerlo, non per un atto di fede, che la Natura non spreca nulla, ma tutto trasforma, ricicla, riutilizza... e questo da solo mi convince che non è possibile che io (e con me tutti gli altri, ovviamente) viva per niente, senza un fine, uno scopo.   Sarebbe un'anomalia inconcepibile ed ingiustificata, nella creazione.   Quindi "a qualche cosa tendo", col mio corpo (e qui posso fare delle previsioni, ma trattasi di un guscio ovviamente transitorio) con la mia mente, con il mio spirito.
Quale sia questo futuro, non lo so.  Probabilmente, semplicemente solo perché non occorre che io lo sappia.  Nemmeno il bruco sa perché mangia tanto fino a stripparsi, né perché si raggrinzisca in ninfa...
A lui non serve sapere di essere destinato a diventare farfalla.

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