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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ebbene, Emily Sparks, le tue preghiere non furono sprecate,
il tuo amore non fu tutto invano.
Io devo tutto ciò che fui in vita
alla tua speranza che non voleva disperare di me.
Al tuo amore che mi vedeva ancora buono come un tempo.
Cara Emily Sparks, lascia che ti racconti la mia storia.
Non dirò degli effetti su di me di mio padre e mia madre;
la figlia della modista mi cacciò nei guai
e io ne me andai per il mondo,
dove incontrai ogni noto periglio
di vino e donne e gioia della vita.
Una notte, in una stanza della Rue de Rivoli,
bevevo vino con una cocotte dagli occhi neri,
e le lacrime m’inondarono gli occhi.
Lei credette che fossero lacrime amorose e sorrise
pensando di avermi conquistato.
Ma la mia anima era tremila miglia lontano,
nei giorni in cui tu mi facevi scuola a Spoon River.
E proprio perché tu non potevi più amarmi,
né pregare per me, né scrivermi lettere,
l’eterno silenzio di te parlò in vece tua.
E la cocotte dagli occhi neri prese le lacrime per sue,
insieme agli ingannevoli baci che le diedi.
In qualche modo, da quell’ora, io ebbi una nuova visione -
Cara Emily Sparks!

Edgar Lee Masters

227
PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
@Ale
La paradossale, inesplicabile, terrifica, nuda, solitaria, erotica (l’erotismo ha per fondamento il desiderio di vivere nell’incertezza Bataille) condizione umana in cui "non è il sentirsi consegnati inermi alla vita che ci deve spaventare, piuttosto la tentazione di rinnegare tale esperienza, o bollarla come “patologica”". A. Carotenuto

et voilà il mio patetico e comico tentativo di risponder(ti); con lo spettro del fare il verso

228
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
PaperMoon ha scritto:@Ale
La paradossale, inesplicabile, terrifica, nuda, solitaria, erotica (l’erotismo ha per fondamento il desiderio di vivere nell’incertezza Bataille) condizione umana in cui "non è il sentirsi consegnati inermi alla vita che ci deve spaventare, piuttosto la tentazione di rinnegare tale esperienza, o bollarla come “patologica”". A. Carotenuto

et voilà il mio patetico e comico tentativo di risponder(ti); con lo spettro del fare il verso

Perfetto Paper  ok . Se il tentativo di rispondere sortisce un esito comico ha raggiunto lo scopo, il non averne alcuno e non tanto con lo spettro di fare il verso ma con il fare il verso allo spettro.... rotolarsi dal ridere

229
Hara2
Hara2
Viandante Storico
Viandante Storico
Bagaglio di Parole - Pagina 10 Lavvocato-del-diavolo-al-pacino


Kevin: Mai avuto una giuria senza donne...
Milton: Si, ma cosa ti manca? Ti manca quello che ho io. Per esempio c'è una bella ragazza e ci faccio l'amore, in tutti i modi immaginabili. Dopo di che, lei sta andando nel bagno, ha un'esitazione, si volta, guarda... e vede me. Non ha scopato con un plotone di Marines, solo con me ed ha l'aria di una che si chiede: come cavolo avrà fatto? Con me le donne sorridono come la Gioconda. Sono la sorpresa Kevin. La gente non mi vede arrivare. È questo che ti manca...

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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Sono ancora troppo erotica poco porno, poco o-scena
Ma quel sapore di amaro?

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Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
PaperMoon ha scritto:Sono ancora troppo erotica poco porno, poco o-scena
Ma quel sapore di amaro?

E' il comico. Puoi sapere se sei troppo erotica ma non se sei "poco" o "troppo" porno, nell'o-sceno non ci si sa  fischio

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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Aleister ha scritto:
PaperMoon ha scritto:Sono ancora troppo erotica poco porno, poco o-scena
Ma quel sapore di amaro?

E' il comico. Puoi sapere se sei troppo erotica ma non se sei "poco" o "troppo" porno, nell'o-sceno non ci si sa  fischio

Ignorar-si. Si torna sempre dove c'è il nodo.

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Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
Osceno e sacro l'amore delibera
stessa sede per sè e per gli escrementi.
Se non mi leghi io non sarò mai libera,
nè casta mai se tu non mi violenti.

Ci dava la prigione del destino
solo qualche ora d'aria per l'amore
che per destino ha solo il suo declino.
Si aspetta e si riaspetta e poi si muore.

Dài, maledetto! Amore, dài, sii buono,
rimetti insieme tutte le mie tessere
per farmi essere quella che sono
e che ancora non ho potuto essere

Cosi: una e molteplice, infinita
negli insiemi infiniti della mente,
e cripta di reliquie in morte e in vita.
io solo questo so: che non so niente.

(P. Valduga)

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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
strana coppia io in te e tu in me, amore e morte che si evocano, due volti di un giano bifronte che si parlano, non si vedono, si immaginano. Comica coppia E tu non puoi vedere le volte che sorrido o che piango. Quando ti ho chiesto come stai senza dirtelo

235
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
1. In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!,
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

2. Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata!,
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

3. Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.

4. E questa mi guidava,
più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava  
chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.

5. Notte che mi guidasti,
oh, notte più dell’alba compiacente!
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’amata,
amata nell’Amato trasformata!

6. Sul mio petto fiorito,
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
ed io lo accarezzavo,
e la chioma dei cedri ei ventilava.

7. La brezza d’alte cime,
allor che i suoi capelli discioglievo,
con la sua mano leggera
il collo mio feriva
e tutti i sensi mie in estasi rapiva.

8. Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.

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Candido
Candido
Viandante Storico
Viandante Storico
L'amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile.

Theodor Adorno, Minima moralia, 1951

Qual è la sorgente dell'amore se non nel piacere dell'infinita diversità, e nel saperla cogliere?

237
Hara2
Hara2
Viandante Storico
Viandante Storico
Il paese delle lacrime è così misterioso...

238
Hara2
Hara2
Viandante Storico
Viandante Storico
Il mio uccello e' morto
ho aspettato 3 giorni e non e' risorto
devo mangiarmi le verdure dell'orto
perchè l'impotenza non la sopporto,
avrà successo la dieta vegana
o devo chiamare una puttana?

(Cartman)

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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Bagaglio di Parole - Pagina 10 214252 sad

240
PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ho sceso un milione di scale


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.


Eugenio Montale

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blane
blane
Viandante Storico
Viandante Storico
Quando la guardava cosi,con la trasparenza calma e innocente dentro il nero cupo,lo disarmava.
Poteva diventare più torbida della notte,ma dentro serbava ancora quell'ingenuità e quella pulizia che lo avevano portato a perdersi.
Lei era cosi,bianca e nera quasi nello stesso momento.
Convivevano dentro quell'anima gentile la calma di una distesa di erba spettinata dal vento,e la tumultuosità di una bufera di neve in alta montagna.
Il Tao perfetto.
Per questo era così irresistibilmente bella.
Per le sue incredibili e improbabili diversità.

"Il Tuo Zahir"- Alemar

242
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
CONTRIBUTO ALLA STATISTICA

Su cento persone:
che ne sanno sempre piu' degli altri
- cinquantadue;
insicuri a ogni passo
- quasi tutti gli altri;
pronti ad aiutare,
purche' la cosa non duri molto
- ben quarantanove;
buoni sempre,
perche' non sanno fare altrimenti
- quattro, be', forse cinque;
propensi ad ammirare senza invidia
- diciotto;
viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
- settantasette;
dotati per la felicita'
- al massimo poco piu' di venti;
innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
- di sicuro piu' della meta';
crudeli,
se costretti dalle circostanze
- e' meglio non saperlo
neppure approssimativamente;
quelli col senno di poi
- non molti di piu'
di quelli col senno di prima;
che dalla vita prendono solo cose
- quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;
ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
- ottantatre'
prima o poi;
degni di compassione
- novantanove;
mortali
- cento su cento.
Numero al momento invariato.


Wislawa Szymborska

243
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
La bugia dei corpi perfetti,
la gran bugia marcita delle relazioni perfette, dei momenti perfetti:
i corpi possono essere perfetti
solo al prezzo di un tradimento, di un taglio
che li separa dalla verità della vita.

La casa perfetta non può essere dimora.

Perché esista pulizia
dev'esserci un poco di sporcizia.

E non si può concepire la trasparenza altissima del piacere
se non velata
da imprevedibili acque dolorose.

Il tuo corpo imperfetto brillante
con l'olio quotidiano del desiderio.

(Jorge Riechmann)

244
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
...Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto. Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle. E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più. Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...

LA SENTINELLA (Fredrick Brown)

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paolo iovine
paolo iovine
Viandante Mitico
Viandante Mitico
...da sottoterra sbucò il tenente Rogor, un metro avanti a lui; Rogor era il capo squadriglia degli scavatori incursori, che con le super trivelle a ultrasuoni tornava da dietro le linee nemiche, recando preziose informazioni. La sentinella si buttò pancia a terra puntando il fucile a un palmo dalla faccia di Rogor che alzò le mani e si identificò; la sentinella rilassò le spalle, abbassò il fucile e si rimise in piedi. Rogor uscì dal buco, infilò un mano nella borsa a tracolla e tirò fuori una manciata di bottigliette da venti cc di grappa e le infilò nella tasca esterna della giacca della sentinella; '...comodo, soldato...' disse.

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Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Il vecchio si chiamava Beppo Spazzino. Aveva di sicuro un altro cognome ma, dato che di mestiere era spazzino e che tutto lo chiamavano così, anche lui aveva deciso che quel cognome gli stava bene. [....]
E faceva il suo dovere volentieri e a fondo. Sapeva che era un lavoro assai necessario. Quando spazzava le strade andava piano ma con ritmo costante: ad ogni passo un respiro e ad ogni respiro un colpo di granata. Passo-respiro-colpo di scopa. Passo-respiro-colpo di scopa. Di tanto in tanto si fermava e un momento e guardava, pensieroso davanti a sé. E poi riprendeva. Passo-respiro-colpo di scopa. [....]
Dopo il lavoro, quando sedeva vicino a Momo, le spiegava i suoi grandi pensieri. E poiché lei ascoltava in quel suo modo speciale, gli si scioglieva la lingua e trovava le parole adatte.
"Vedi, Momo, è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga, che mai si potrà finire, uno pensa."
Guardò un po' in avanti davanti a sé e poi proseguì: "E allora si comincia a fare in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la strada non è diventata di meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene la paura e alla fine resti senza fiato... e non ce la fai più.... e la strada sta sempre là davanti. Non è così che si deve fare."
Pensò ancora un poso e poi seguitò: "Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre soltanto al gesto che viene dopo.
Allora c'è soddisfazione; questo è importante perché allora si fa bene il lavoro. Così deve essere.
E di colpo uno si accorge che, passo dopo passo, ha fatto tutta la strada. Non si sa come.... e non si è senza respiro.
Questo è importante."


Tratto da Momo di Michael Ende

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Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Maurizio Denian Oleron
Il fuoco è la mia tenerezza
perchè angelo e belva insieme
nel mio spirito caddero abbracciati.
Nel palpito dell' agonia è la vita più sacra
perchè allora non dovrei amarti
perchè non dovrei ucciderti?


Stefano Benni, Il bar sotto al mare

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Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico
I meravigliosi animali di Stranalandia (1984)

Il gorilla Vaichesei

Scimmione grosso e muscoloso per natura pigro e pacifico, costantemente assillato da due uccellini. Uno è il "Vaicheseiforte", un uccellino verde che gli vola sulla testa e gli ripete: "Vai che sei forte gorilla, vai che sei il meglio, vai che puoi stendere tutti, vai che quello ti sta ridendo dietro, vai che quello c'ha una faccia che non mi piace, vai che se no ti sorpassa, vai che a quello gliela fai vedere tu, vai che a te non ti frega nessuno."

Dopo un po' di questa musica il gorilla parte e picchia e spacca e mena e rompe e fracassa e spezza e minaccia e gonfia i bicipiti e alla fine è stanco morto e l'uccellino è sempre lì.

Finché ha il Vaicheseiforte posato sulla testa, il gorilla non si riposa mai, non fa che attacar briga e litigare, e si rovina la salute. Si salverà solo se arriva un'altro uccellino, il "Vaicheseiscemo". Il Vaicheseiscemo scaccia il Vaicheseiforte dalla testa del gorilla e comincia a dire: "Vai che bell'impresa picchiare uno più debole, vai che sei scemo, vai che invece c'aveva una faccia simpatica, vai che cosa vuoi dimostrare, vai che c'è il sole." Allora il gorilla si calma, ripone la clava e dopo un po' gli torna anche il sorriso, che anche se è un sorriso da gorilla non è tanto male.

S.Benni

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Cercavamo di ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzasse noi. Era una lotta impari. A volte sembrava stecchito, proprio un tempo morto, poi improvvisamente, prima del tepore della noia, si rialzava e, con uno scatto da centometrista drogato, passava quasi più veloce delle lancette del mio orologio, che in effetti, come molti Rolex, era in ritardo di cinque minuti.

In ogni caso , noi cocciuti, duri come il marmo dei nostri monumenti funebri, insistevamo a giocare con il tempo, a giocare con il morto senza sapere, o forse preferendo ignorare, che il morto in quel gioco eravamo noi. Seguitavamo, sparati come siluri, nel tentativo di ammazzare il tempo. Come? Oh, le provavamo tutte, chi con l’alcool, chi con le droghe, chi col bricolage. Qualcuno addirittura, pur di ammazzare il tempo, si metteva a lavorare. Ma il paese, per un verso o per l’altro, brulicava di disoccupati, che potendo nemmeno permettersi il (discutibile) privilegio di lavorare, per evitare di farsi ammazzare dal tempo lo prevenivano suicidandosi.

Non che fossi mo fissati necessariamente con l’idea di far fuori il tempo, ci saremmo accontentati di farlo prigioniero. Macché, neanche così funzionava. Quando eravamo sicuri di averlo ingabbiato, il tempo, sgusciante come un’anguilla oliata dallo sperma di Nettuno re del mare e talvolta dei fiumi, schizzava via e … altro che prigioniero, diventava il famigerato tempo libero.

E noi? Noi lì, a bocca aperta, senza fiato e senza nemmeno saliva. Mi spiego: la saliva ci era servita quando, una volta capito che non potevamo battere il tempo, cercavamo di sfuggirgli. Così scappavamo ad Honolulu o a Montecatini Terme, e usavamo la saliva per appiccicare francobolli sulle cartoline che spedivamo dai luoghi in cui ci sentivamo sicuri perché fuori dal tempo, fuori dalle nostri abitudini, quotidiane come il pane. Un pane raffermo. Rien à faire. Neanche così funzionava. La fuga era inutile. Le fughe lo sono sempre, il tempo libero ti raggiungeva anche in vacanza nel buco del culo del mondo. Talmente senza saliva, che non dico ucciderlo, ammazzarlo, ma non riuscivi nemmeno a sputagli addosso. E allora: cui prodest? ( a chi giova? – traduzione per quelli che non masticano il latino e quindi non possono sputare sentenze) La risposta è boh! Come sempre.





Pinketts

250
Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Il tempo insegue il tempo, è un detto conosciuto e molto usato, ma non tanto ovvio quanto possa sembrare a chi si accontenta del significato prossimo delle parole, sia isolate, a una a una, sia raggruppate e articolate, ché tutto nasce dal modo di pronunciarle, e questo varia in base al sentimento di chi le esprime, non è lo stesso che le pronunci chi, giacché la vita gli va male, aspetta giorni migliori, o le butti là come una minaccia, come una vendetta promessa che il tempo dovrà esaudire. Il caso più estremo sarebbe quello ci chi, senza motivi validi ed oggettivi di lagnarsi della salute e del benessere, sospirasse malinconicamente. Il tempo insegue il tempo, solo perché di natura pessimista e incline a prevedere il peggio.Mille volte l’esperienza ha dimostrato, pure con gente non particolarmente incline alla riflessione, che la maniera migliore di arrivare a una buona idea è quella di lasciare libero il pensiero secondo le proprie inclinazioni, seppur sorvegliandolo con un’attenzione apparentemente distratta, quasi fingendo di pensare ad altro, e d’improvviso lo si coglie alla sprovvista, balzando come una tigre sulla preda.

José Saramago

251
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