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La cucina partenopea

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Blasel
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Apro (indegnamente) questo thread nel quale (spero) Lucio Musto e tanti altri, potranno elencare i piatti tradizionali della cucina napoletana, ovviamente con le relative ricette per la preparazione.

E' bene sapere che, fondamentalmente, la gastronomia partenopea e' paragonabile ad un guardaroba doppia stagione, in quanto esistono piatti solamente estivi, anche perche' solo in questa stagione sono reperibili nel normale commercio al dettagli gli ingredienti, quelli tipicamente invernali e.. quelli per tutte le stagioni, come ad esempio la pizza, cibo 'povero', almeno quando fu realizzato.

La 'pizza' deriva dall'epoca della dominazione spagnola ed e' la variante della 'tortilla'. In origine veniva preparata con i soli condimenti di olio (rigorosamente d'oliva), origano, aglio, le piu' 'ricche' prevedeavano l'aggiunta di un paio d'alici salate ed un paio di olive di Gaeta. Solo quando il pomodoro divenne commestibile (era una 'bella' pianta, ma tossica per l'uomo), comparve come ulteriore ingrediente.
Ancor prima che Brandi, fornitore a palazzo reale di pizze, chiamasse, in onore della sua cliente preferita, la regina Margherita, la pizza con pomodoro e mozzarella (rigorosamente di bufala, perche' quella con il 'fior di latte vaccino' e' considerata di serie 'B'), essa era divenuta diffusissima, avendo perso l'origano, le alici e le olive, fra gli ingredienti, per acquistare i nuovi che, oltre alla citata mozzarella, sono il basilico ed il formaggio parmiggiano grattuggiato.

In questo modo la versione precedente prese la denominazione di 'marinara', piu' economica e la successiva e' ancor oggi conosciuta da tutti con il nome di 'margherita'.

Molto laboriosa e' la preparazione della pasta anche perche' la dose di lievito da aggiungere ad acqua, farina e sale, varia a seconda della temperatura e del tasso d'umidita' della giornata.

Buon appetito.

Si attendono le seguenti pietanze :

Ragù

Casatiello/Tortano

Sartù

Genovese

Purpetielli affogati

Caponata

Linguine alla puttanesca

Lasagna (versione napoletana)

Calamarata

e tanti altri, possibilmente anche gli struffoli ed altri dolci tipicamente di fine d'anno, visto che ci stiamo arrivando.

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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commosso Attendo....


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Kleana
Kleana
Viandante Storico
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Il Panino Napoletano

Ingredienti:

400 gr di farina 00
100 ml di acqua
100 ml di latte
12 gr di lievito di birra (mezzo lievito)
3 cucchiai di sugna (strutto)
1 cucchiaino di sale, pepe
250 gr tra prosciutto cotto, pancetta e provolone
20 gr di grana



Preparazione:

Far sciogliere il lievito nel latte tiepido. Aggiungere l’acqua e la farina ed iniziare a lavorare la pasta. Quando la pasta inizia ad addensarsi, aggiungere sale, pepe e 2 cucchiai di sugna e continuare a lavorare fino ad avere un panetto liscio ed elastico. Lasciar riposare il panetto 1 ora al coperto.


Riprendere il panetto, lavorarlo un paio di minuti e stenderlo con un mattarello fino a formare una sfoglia di 3 mm circa.Stendere prosciutto cotto, pancetta e provolone piccante a pezzetti (o l’imbottitura che più preferite); pigiare con le mani affinché i pezzetti penetrino parzialmente nell’impasto e poi cospargere con del grana grattugiato. Avvolgere la sfoglia formando un rotolo non troppo stretto.
A questo punto tagliarlo a tranci di circa 3 dita di larghezza. Adagiare i panini napoletani su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarli lievitare al caldo fino al raddoppio (circa 2 ore); una volta lievitati spennellare i panini napoletani con uovo battuto o con un pò di sugna e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti circa. Servire i panini napoletani appena tiepidi.


Ricetta rigorosamente scopiazzata da internet La cucina partenopea 292615

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Blasel
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..ah, scusate, nel precedente elenco ho dimenticato diversi 'piatti', tra questi :

Minestra maritata

Zuppa di soffritto (che con il fritto non c'entra assolutamente)

Pasta, spolichini e cozze


a seguire.....

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Kleana ha scritto:Il Panino Napoletano

Ingredienti:

400 gr di farina 00
100 ml di acqua
100 ml di latte
12 gr di lievito di birra (mezzo lievito)
3 cucchiai di sugna (strutto)
1 cucchiaino di sale, pepe
250 gr tra prosciutto cotto, pancetta e provolone
20 gr di grana



Preparazione:

Far sciogliere il lievito nel latte tiepido. Aggiungere l’acqua e la farina ed iniziare a lavorare la pasta. Quando la pasta inizia ad addensarsi, aggiungere sale, pepe e 2 cucchiai di sugna e continuare a lavorare fino ad avere un panetto liscio ed elastico. Lasciar riposare il panetto 1 ora al coperto.


Riprendere il panetto, lavorarlo un paio di minuti e stenderlo con un mattarello fino a formare una sfoglia di 3 mm circa.Stendere prosciutto cotto, pancetta e provolone piccante a pezzetti (o l’imbottitura che più preferite); pigiare con le mani affinché i pezzetti penetrino parzialmente nell’impasto e poi cospargere con del grana grattugiato. Avvolgere la sfoglia formando un rotolo non troppo stretto.
A questo punto tagliarlo a tranci di circa 3 dita di larghezza. Adagiare i panini napoletani su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarli lievitare al caldo fino al raddoppio (circa 2 ore); una volta lievitati spennellare i panini napoletani con uovo battuto o con un pò di sugna e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti circa. Servire i panini napoletani appena tiepidi.


Ricetta rigorosamente scopiazzata da internet La cucina partenopea 292615


Ho appena capito con cosa ho fatto colazione una mattina.... ottimo commosso

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Kleana
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Viandante Storico
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NinfaEco ha scritto:
Kleana ha scritto:Il Panino Napoletano

Ingredienti:

400 gr di farina 00
100 ml di acqua
100 ml di latte
12 gr di lievito di birra (mezzo lievito)
3 cucchiai di sugna (strutto)
1 cucchiaino di sale, pepe
250 gr tra prosciutto cotto, pancetta e provolone
20 gr di grana



Preparazione:

Far sciogliere il lievito nel latte tiepido. Aggiungere l’acqua e la farina ed iniziare a lavorare la pasta. Quando la pasta inizia ad addensarsi, aggiungere sale, pepe e 2 cucchiai di sugna e continuare a lavorare fino ad avere un panetto liscio ed elastico. Lasciar riposare il panetto 1 ora al coperto.


Riprendere il panetto, lavorarlo un paio di minuti e stenderlo con un mattarello fino a formare una sfoglia di 3 mm circa.Stendere prosciutto cotto, pancetta e provolone piccante a pezzetti (o l’imbottitura che più preferite); pigiare con le mani affinché i pezzetti penetrino parzialmente nell’impasto e poi cospargere con del grana grattugiato. Avvolgere la sfoglia formando un rotolo non troppo stretto.
A questo punto tagliarlo a tranci di circa 3 dita di larghezza. Adagiare i panini napoletani su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarli lievitare al caldo fino al raddoppio (circa 2 ore); una volta lievitati spennellare i panini napoletani con uovo battuto o con un pò di sugna e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti circa. Servire i panini napoletani appena tiepidi.


Ricetta rigorosamente scopiazzata da internet La cucina partenopea 292615


Ho appena capito con cosa ho fatto colazione una mattina.... ottimo commosso

Ecco una fotina per ricordare meglio Sorriso Scemo

La cucina partenopea Images?q=tbn:ANd9GcS_GgtX1MIh2IDZkBMM8rfWAB6RyGwqTNObqELpZ2ongxEarIpfLgqeiFlewg

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Kleana
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Viandante Storico
Viandante Storico
Mi ricordo di aver mangiato la pasta e ceci più buona della mia vita, strano ma vero, alla mensa dell'università!
Di seguito la ricetta per cucinarla alla napoletana (sto seguendo le indicazioni di blasel alla lettera La cucina partenopea 292615 )

Pasta e ceci

ricetta per 4 persone

350gr ceci (nn precotti)
spicchio di aglio
mezzo cucchiaino di bicarbonato
sale e pepe
prezzemolo (tanto)
2 giri olio di oliva
400 gr pasta mista corta
acqua

Preparazione:
la sera prima, preparate i ceci perchè durante la notte si ammollano nell'acqua, (NN SI DEVE ACCENDERE IL FUOCO) quindi in una pentola di media dimenzioni mettete i ceci versate l'acqua in più della metà della pentola e mettete il bicarbonato, un coperchio e lasciate tranquillamente riposare.
l'indomani noterete che i ceci si sono gonfiati e si sarà assororbita l'acqua, quindi di nuovo aggiungete l´acqua deve esssere più della metà della pentola.... adesso accendete ma lasciate un cucchiaio di legno tra il coperchio e la pentola abbassate la fiamma noterete che fa della schiuma nn vi preoccupate è il bicarbonato, state attenti a non avere la fiamma alta altrimenti esce tutto fuori, quindi lasciate cuocere ogni tanto, girate, dopo un´ora vedrete che la schiuma e andata via alzate la fiamma mettete 2 giri di olio e salate, continuate per un' altra ora. A questo punto mettete lo spicchio di aglio e il prezzemolo, quindi con il cucchiaio di legno schiacciate un pò di ceci ma non tutti e poi versate la pasta. Se l´acqua è evaporata rimettetene altra, attenzione che il risultato non deve essere ne brodoso ne secco ma cremoso quindi aspettate gli 8 min della cottura della pasta mettete nei piatti pepate e servite caldo.

Ovviamente anche questa ricetta è scopiazzata da internet Sorriso Scemo



Ultima modifica di Kleana il Dom 9 Ott 2011 - 12:57 - modificato 1 volta.

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Blasel
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'Panino napoletano' e' come viene chiamato per la vendita agli 'stranieri', gli indigeni lo chiamano panuozzo

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Kleana
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blasel ha scritto:'Panino napoletano' e' come viene chiamato per la vendita agli 'stranieri', gli indigeni lo chiamano panuozzo

Da non confondere col Panuozzo di Gragnano

La cucina partenopea Panuozzo1

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Blasel
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Kleana ha scritto:Mi ricordo di aver mangiato la pasta e ceci più buona della mia vita, strano ma vero, alla mensa dell'università!
Di seguito la ricetta per cucinarla alla napoletana (sto seguendo le indicazioni di blasel alla lettera La cucina partenopea 292615 )

Pasta e ceci

ricetta per 4 persone

350gr ceci (nn precotti)
spicchio di aglio
mezzo cucchiaino di bicarbonato
sale e pepe
prezzemolo (tanto)
2 giri olio di oliva
400 gr pasta mista corta
acqua

Preparazione:
la sera prima, preparate i ceci perchè durante la notte si ammollano nell'acqua, (NN SI DEVE ACCENDERE IL FUOCO) quindi in una pentola di media dimenzioni mettete i ceci versate l'acqua in più della metà della pentola e mettete il bicarbonato, un coperchio e lasciate tranquillamente riposare.
l'indomani noterete che i ceci si sono gonfiati e si sarà assororbita l'acqua, quindi di nuovo aggiungete l´acqua deve esssere più della metà della pentola.... adesso accendete ma lasciate un cucchiaio di legno tra il coperchio e la pentola abbassate la fiamma noterete che fa della schiuma nn vi preoccupate è il bicarbonato, state attenti a non avere la fiamma alta altrimenti esce tutto fuori, quindi lasciate cuocere ogni tanto, girate, dopo un´ora vedrete che la schiuma e andata via alzate la fiamma mettete 2 giri di olio e salate, continuate per un' altra ora. A questo punto mettete lo spicchio di aglio e il prezzemolo, quindi con il cucchiaio di legno schiacciate un pò di ceci ma non tutti e poi versate la pasta. Se l´acqua è evaporata rimettetene altra, attenzione che il risultato non deve essere ne brodoso ne secco ma cremoso quindi aspettate gli 8 min della cottura della pasta mettete nei piatti pepate e servite caldo.

Ovviamente anche questa ricetta è scopiazzata da internet

Hai dimenticato un ingrediente : alcune foglie di rosmarino..

Inoltre, personalmente, non gradisco l'aglio e ne faccio volentieri a meno.

Infine : prova a sostituire la 'pasta mista' con quadratini (1 cm x 1 cm circa) di pasta all'uovo, oppure con pappardelle opportunamente spezzate.




A proposito di 'Pasta mista', fino alla fine degli anni 50' (1950), le salumerie non disponevano di pacchi di pasta confezionata inferiori ai 5-10kg., pertanto, aperto il pacco, essa veniva deposta in appositi cassettoni e venduta a peso. Quando il salumiere decideva di pulire il cassetto per mettervi i nuovi arrivi, raccoglieba la pasta spezzata rimasta nei cassetti e vendeva, a minor prezzo questi rimasugli. Oggi..... viene venduta gia' confezionata dai pastifici, con il nome che conosciamo.

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Kleana ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
Kleana ha scritto:Il Panino Napoletano

Ingredienti:

400 gr di farina 00
100 ml di acqua
100 ml di latte
12 gr di lievito di birra (mezzo lievito)
3 cucchiai di sugna (strutto)
1 cucchiaino di sale, pepe
250 gr tra prosciutto cotto, pancetta e provolone
20 gr di grana



Preparazione:

Far sciogliere il lievito nel latte tiepido. Aggiungere l’acqua e la farina ed iniziare a lavorare la pasta. Quando la pasta inizia ad addensarsi, aggiungere sale, pepe e 2 cucchiai di sugna e continuare a lavorare fino ad avere un panetto liscio ed elastico. Lasciar riposare il panetto 1 ora al coperto.


Riprendere il panetto, lavorarlo un paio di minuti e stenderlo con un mattarello fino a formare una sfoglia di 3 mm circa.Stendere prosciutto cotto, pancetta e provolone piccante a pezzetti (o l’imbottitura che più preferite); pigiare con le mani affinché i pezzetti penetrino parzialmente nell’impasto e poi cospargere con del grana grattugiato. Avvolgere la sfoglia formando un rotolo non troppo stretto.
A questo punto tagliarlo a tranci di circa 3 dita di larghezza. Adagiare i panini napoletani su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarli lievitare al caldo fino al raddoppio (circa 2 ore); una volta lievitati spennellare i panini napoletani con uovo battuto o con un pò di sugna e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti circa. Servire i panini napoletani appena tiepidi.


Ricetta rigorosamente scopiazzata da internet La cucina partenopea 292615


Ho appena capito con cosa ho fatto colazione una mattina.... ottimo commosso

Ecco una fotina per ricordare meglio Sorriso Scemo

La cucina partenopea Images?q=tbn:ANd9GcS_GgtX1MIh2IDZkBMM8rfWAB6RyGwqTNObqELpZ2ongxEarIpfLgqeiFlewg

E' lui..... siiiiii....
meglio di qualsiasi uomo :§§:

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Kleana
Kleana
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blasel ha scritto:Hai dimenticato un ingrediente : alcune foglie di rosmarino..

Inoltre, personalmente, non gradisco l'aglio e ne faccio volentieri a meno.

Infine : prova a sostituire la 'pasta mista' con quadratini (1 cm x 1 cm circa) di pasta all'uovo, oppure con pappardelle opportunamente spezzate.

Mai messo il rosmarino... devo provare. In genere al prezzemolo cotto con la pasta ne aggiungo qualche fogliolina fresca prima di metterlo nel piatto.

L'aglio è essenziale per dare il sapore finale alla pasta e ceci, basta solo non esagerare e non se ne noterà la presenza.

Quoto le pappardelle spezzate, sono perfette per questo piatto quanto la pasta mista.

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Zadig
Zadig
Viandante Ad Honorem
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il rosmarino ci va e ci sta benissimo: ha ragione Blablasel.
Però il rametto va messo intero e tolto a fine cottura.
L'aglio è indispensabile.

Bobabona è pure pasta ceci e vongole.

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Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Scandalosamente in ritardo (ma in parte giustificato, ero in Toscana ad abboffarmi)
mi affaccio anch'io a questo thread godereccio per dare i miei contributi.

Così su due piedi, visto che blasel l'ha nominato nel topic d'apertura, propongo
IL CASATIELLO
così come lo scrissi per i miei bozzetti napoletani, e che stranamente non ancora ho pubblicato in Valle.

Strano, perché me lo rivendo spesso.

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Il Casatiello

«Ve lo ricordate?...»

«Certo!... è quella pizza rustica tanto originale e saporita che si trova in centro nelle gastronomie e nelle rosticcerie di tendenza!...
Simpaticissima con quel suo gusto un po’ retrò, ed anche tanto grasso!...
Bisogna stare attenti!... una fettina di quello e la dieta ti va a sballo per una settimana!..


Ricordate il casatiello?... no.
Se fortunatamente pensate che sia questo, non sapete affatto cosa sia.

Io lo ricordo, invece. Ne ricordo tanti, e li ricordo bene.

Tutti in fila, li, sul tavolaccio di Franco, il panettiere del Vicolo, in attesa di essere infornati.
Già. in ordine rigoroso, perché Franco è un sacerdote laico che non fa preferenze.
Ci tiene a mantenersi puro e bianco. Come la sua farina, che è benedizione

Ed allora parliamo di “casatiello”. Quello storico, quello di una volta, quando era una cosa seria, e non una paccottiglia qualsiasi da sbattere in vetrina per il sollazzo di passanti e turisti.

Il Casatiello una volta era il cibo di Pasqua, insieme con la “Minestra maritata”, quella fatta con le prime fresche erbe selvatiche raccolte nei campi… Ma la “Minestra maritata” vera se la potevano permettere solo alcuni, quelli cui era rimasto ancora l’osso di prosciutto, magari chissà, con ancora qualche tendine ed un po’ di ciccia ancora attaccata vicino… ma questa è un’altra storia.

Il “casatiello” dicevo, era il cibo di Pasqua, e racchiudeva in se molti significati, tradizioni, speranze, preghiere. Quando significati, tradizioni, speranze, e preghiere facevano parte ancora dei “valori”, perché di “valori”, allora ce ne erano ancora.

Il casatiello si faceva con la farina, l’acqua, il criscio (chiamavamo così il lievito naturale, quello che tramandandosi da lavorazione a lavorazione gonfiava il pane nel forno)… e “quello che c’era”!.

Si dava fondo cioè, per salutare la fine dell’inverno, per festeggiare la Resurrezione del Salvatore e della Terra, per auspicare una buona stagione futura agli ultimi residui delle provviste invernali.
Quelle che le mamme-massaie regine del focolare ed arbitre oculate dell’economia di casa avevano “fatto durare” per tutto il periodo freddo distribuendo ed amministrando con attenzione e parsimonia il poco disponibile.
Nel casatiello entrava l’ultimo culetto del salame, della lonza, della pancetta, le ultime scorze di formaggio accuratamente tritate per l’occasione, il fondo della pignatta della sugna (quella più saporita, perché ricca dei minuscoli grasselli arrosticati e le altre impurità dello “squagliamiento” casalingo)… insomma tutto quanto di ancora commestibile, ma non più presentabile in tavola si trovasse in casa.
Era una forma di catarsi culinaria, simbolicamente avvicinabile a quelle “Pulizie di Pasqua” che si facevano nelle case, in modo particolarmente approfondito per devozionalmente celebrare appunto la “Resurrezione”

Come notarella a latere voglio dire che già ai tempi dei miei ricordi di bambino i salumieri preparavano (e vendevano, ma a prezzo popolare) una mescolanza minutamente spezzettata dei loro fondi di magazzino, i resticcioli dei loro prodotti in vendita, in dialetto chiamata “tozz’ ‘e bancune”. Ma ricordo anche che gli anziani dell’epoca arricciavano il naso a questa “modernità”:
«Quello, il problema è che le donne di oggi, - dicevano - la casa non la sanno più governare, si fanno “sfumare la robba” fra le mani, e poi devono andare a comprarsi la remmasuglia dal salumiere!...»

Il casatiello poi, con questo “companatico”, il lievito e tutto il pepe che ci si riusciva a procurare (per il sapore, o forse chissà, per “coprire” i sapori!) veniva impastato e sistemato in forma di ciambella in appositi stampi di ferro zincato (quelli di alluminio sarebbero venuti poi!) e mandati al forno.
Il perché della forma a ciambella non la conosco; forse un richiamo alla corona di spine posta sul capo di Gesù?... certo che il nome che fra poco assumerà di “Tortano” può riecheggiare appunto l’idea dell’intreccio dei rami o forse il tipo di lavorazione che prevedeva un attorcigliamento della pasta per rendere più intimo il legame fra pane e “companatico”.
Di tradizione si appoggiavano poi sulla ciambella delle uova, evidente ed universale simbolo di rinascita, ognuna fissata alla massa della torta da due listarelle di pasta incrociate.
Sin troppo evidente la simbologia scaramantica che collega l’uovo, l’offerta delle ultime ricchezze dell’anno e la croce.

Le teglie di ferro venivano poi portate al forno (pochi allora avevano un forno in casa, e certamente non tanto potente da cuocere un “Casatiello”!) ed il panettiere provvedeva, per pochi spiccioli o gratuitamente ai clienti affezionati, alla giusta cottura.
L’ho già detto, ma mi piace ripeterlo, che la coda d’attesa era rigidissima, e non si ammettevano eccezioni. Il “Casatiello” è Pasqua, ed in Cielo siamo tutti uguali. Nessun fornaio, a quei tempi si sarebbe permesso di fare uno sgarbo alla devozione; nemmeno i fornai atei.

Non so perché, i casatielli al forno li portavamo, e li andavamo a riprendere noi ragazzi. Raramente si vedeva un uomo, col “ruoto” in mano, o una signora. E quando accadeva, lasciavano il loro carico in custodia al fornaio e scappavano subito via imbarazzati. La “consegna” per noi ragazzi invece era di aspettare finché non “fosse dentro”. La motivazione ufficiale era per una previsione da parte della mamma di quando lo si potesse ritirare, ma non vorrei si potesse spettegolare su qualche altro motivo…

Ripeto, non so perché gli adulti non ci fossero, nella fase di infornatura dei casatielli, ma a questa stranezza ci ho pensato parecchio, e forse una risposta me la sono data.
La riferisco qui, ma precisando che è gratuita. Non saprei sostenere la tesi in tribunale!
Io penso che gli adulti si tenessero lontani per pudore. Quel tipo di pudore che ai ragazzi ingenui ed aperti come eravamo noi, è lecito non avere.

Eh si!... perché gli innumerevoli contenitori di casatielli, di norma uno per famiglia, allineati sul bancone d’attesa del forno, erano diversi, molto diversi l’uno dall’altro!
Ed anche noi bambini, ingenui ma atroci come solo gli innocenti sanno essere, che ne accorgevamo, e ne ridevamo, nei lungi tempi dell’attesa del nostro turno.

E c’era il casatiello gonfio di strutto e companatico e costellato di molte uova (la tradizione diceva un uovo a testa per ogni commensale, ma alcuni ricchi ne mettevano due affiancati per ognuno, un po’ per ostentazione e molto per scaramanzia alquanto boccaccesca… il casatiello dignitoso in imbottitura e dimensioni, e poi tanti casatielli sproporzionati, sghembi ed evidentemente miserelli.
Quelli dove le uova erano troppo distanziate per esserne una a porzione, quello con la pasta troppo giallastra a denunciare una contaminazione fra farina di grano e polenta, quello in cui affioravano poche tracce di companatico, quello dall’aspetto grigiastro e malaticcio…

Insomma per noi ragazzi erano argomento di divertimento e sfottò, ma vedere quelle offerte pasquali (perché questo è il “casatiello”, l’estrema offerta dell’indigenza), sarebbe stato per gli adulti, io penso, come sbirciare nelle case altrui, violare l’intimità dei vicini, la dignitosa miseria che noi tutti all’epoca vivevamo.

Poi l’epoca del castiello è passata ed è venuta quella della Colomba, della Colomba Nocciolina o Glassata, ricoperta di cioccolata o farcita… ed i nostri migliori mastri pasticceri stanno ogni anno a smattirsi per propinarcene di diverse, intriganti ed appetibili… Menomale!

Ma perché ho abusato della pazienza dei miei lettori, gente del duemilaotto, con questa storia del casatiello?... Perché tante parole su un pezzo di pane conzo che si usava mezzo secolo fa?... amore di anticaglie della mia città, che nemmeno ho nominato o ricerca del raccontino strappalacrime di successo?... Magari, mi dico, magari!... beccherei un insulto per il tempo rubato o un rimbrotto come imbrattacarte.
E non mi importerebbe se il mio lettore dicesse: «Questo racconto è proprio un casatiello!»

No, non conta se il racconto del “casatiello” sia affascinante o scadente.
Quel che conta è che i tempi del “casatiello” stanno tornando. Ineluttabilmente, ed in fretta.

E le lacrime ci stanno tutte: le mie e quelle di chi vorrà piangere con me.
Siamo noi pronti a questa nuova fase?... ce le avremo le donne operose e provvide capaci di vegliare sulle nostre case, sulle nostre provviste invernali, sui nostri risparmi e farli durare finché tornerà primavera?...
Abbiamo addestrato i nostri figli a quest’eventualità che pure sappiamo esistere perché ancora ce la ricordiamo per averla vissuta e che ora sta ritornando?

Ed i nostri nipoti, sapranno ancora applaudire sorridenti all’apertura del “casatiello” di Pasqua, come sapevamo fare noi, considerandolo un dono ed un privilegio… o abbiamo tirato su delle generazioni che solo potranno maledirci e bestemmiarci?...

E quel che è peggio, è che avrebbero anche ragione. Perché noi sapevamo, e per egoismo, abbiamo taciuto!


Lucio Musto 13 novembre 2008
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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Kleana ha scritto:
blasel ha scritto:Hai dimenticato un ingrediente : alcune foglie di rosmarino..

Inoltre, personalmente, non gradisco l'aglio e ne faccio volentieri a meno.

Infine : prova a sostituire la 'pasta mista' con quadratini (1 cm x 1 cm circa) di pasta all'uovo, oppure con pappardelle opportunamente spezzate.

Mai messo il rosmarino... devo provare. In genere al prezzemolo cotto con la pasta ne aggiungo qualche fogliolina fresca prima di metterlo nel piatto.

L'aglio è essenziale per dare il sapore finale alla pasta e ceci, basta solo non esagerare e non se ne noterà la presenza.

Quoto le pappardelle spezzate, sono perfette per questo piatto quanto la pasta mista.

Quasi in tutto concordo per la pasta e ceci. Di diverso io:

L'aglio ed il rosmarino li metto a inizio cottura chiusi nel contenitore del the (ne ho uno fatto da due semisfere di retino metallico che si chiude a molla) e lo tolgo dopo un poco, quando me ne ricordo

Ci aggiungo (ma vergognandomene) anche un dado da brodo (o un cucchiaino di certe verdurine liofilizzate che trovo in Austria).

Attentissimo sempre ad aggiungere acqua bollente. I ceci incrudoliscono in un lampo e poi non cuociono più.

Il prezzemolo tritato lo metto all'ultimo minuto

ci metto un pezzetto di peperoncino forte, rosso

Aggiungo ancora un filo d'olio crudo su ogni piatto (anche a quello di mia moglie, nonostante che protesti. Cucino io, e dittatorialmente il piatto lo completo a modo mio!)

16
Kleana
Kleana
Viandante Storico
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Mozzarella in carrozza

Ingredienti per 4 persone:
8 fette di pane da toast o a cassetta
2 uova
Farina “00”
1 mozzarella grande
Mezzo bicchiere di latte
Olio extravergine d’oliva
Sale

Preparate il pane da toast o a cassetta, come preferite, togliendo la crosta sui quattro lati e mettetelo per qualche minuto nelle uova sbattute con il mezzo bicchiere di latte. Tagliate la mozzarella in 4 fette piuttosto alte e passatele nelle uova, passate le fette nella farina e poi nuovamente nelle uova sbattute.
Posizionate la mozzarella in mezzo a due fette di pane a mò di “sandwich” e ripassate tutto il panino nella farina e poi nelle uova pressando un poco le fette di pane.
Preparate una pentola per friggere con abbondante olio, meglio se d’oliva, badando bene a riempirla almeno fino all’altezza della fetta di mozzarella, friggete fino a che non dora da una parte, quindi rigirate e friggete dall’altro lato fino a che la mozzarella risulterà fondente.
Sgocciolate su carta assorbente e servite le vostre mozzarelle in carrozza calde!

Scopiazzata anche questa ovviamente Sorriso Scemo

Ps: non sapevo dell'aggiunta di latte, ma pare venga meglio così.

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Kleana ha scritto:Mozzarella in carrozza

Ingredienti per 4 persone:
8 fette di pane da toast o a cassetta
2 uova
Farina “00”
1 mozzarella grande
Mezzo bicchiere di latte
Olio extravergine d’oliva
Sale

Preparate il pane da toast o a cassetta, come preferite, togliendo la crosta sui quattro lati e mettetelo per qualche minuto nelle uova sbattute con il mezzo bicchiere di latte. Tagliate la mozzarella in 4 fette piuttosto alte e passatele nelle uova, passate le fette nella farina e poi nuovamente nelle uova sbattute.
Posizionate la mozzarella in mezzo a due fette di pane a mò di “sandwich” e ripassate tutto il panino nella farina e poi nelle uova pressando un poco le fette di pane.
Preparate una pentola per friggere con abbondante olio, meglio se d’oliva, badando bene a riempirla almeno fino all’altezza della fetta di mozzarella, friggete fino a che non dora da una parte, quindi rigirate e friggete dall’altro lato fino a che la mozzarella risulterà fondente.
Sgocciolate su carta assorbente e servite le vostre mozzarelle in carrozza calde!

Scopiazzata anche questa ovviamente Sorriso Scemo

Ps: non sapevo dell'aggiunta di latte, ma pare venga meglio così.

da quanto non mangio una mozzarella in carrozza!... o meglio, lo so.
Da quando quell'amico-nemico, in ufficio si prese la briga di fare un calcolo esatto delle
calorie, per un crostone così!... e ci fece spaventare!...

Comunque... è una squisitezza!! anche se ci sarebbero da aggiungere due foglie di basilico, sistemate fra mozzarella e pane;
una sopra la fetta, ed una sotto!

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Kleana
Kleana
Viandante Storico
Viandante Storico
Lucio Musto ha scritto:da quanto non mangio una mozzarella in carrozza!... o meglio, lo so.
Da quando quell'amico-nemico, in ufficio si prese la briga di fare un calcolo esatto delle
calorie, per un crostone così!... e ci fece spaventare!...

Certe cose è meglio non saperle La cucina partenopea 73990920

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Blasel
Blasel
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Ah, a proposito della 'nostra' cucina : l'antica ricetta per la parmiggiana di melanzane, tra gli ingredienti, prevede anche i pezzetti di cioccolato fondente. L'avete mai assaggiata preparata cosi?

20
Kleana
Kleana
Viandante Storico
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blasel ha scritto:Ah, a proposito della 'nostra' cucina : l'antica ricetta per la parmiggiana di melanzane, tra gli ingredienti, prevede anche i pezzetti di cioccolato fondente. L'avete mai assaggiata preparata cosi?

La cucina partenopea Scared0015

oh mamma due divinità che possono unirsi?!?!?!

Ma sicuro che viene buona? scratch

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Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
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cioccolata e melanzane sono una coppia affiatata in diverse pietanze, ed una volta a Lacco Ameno (o forse Casamicciola)
assaggiai con gusto (relativo, io non amo i dolci) una fetta di melanzana fritta, poi glassata, poi irrorata di liquore (rhum credo), quindi poggiata su due savoiardi e ricoperta da un velo di cioccolato croccante e decorata da scorzette di arancia candite

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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ma il cacao interviene anche in altre ricette "salate".
Per esempio, ho ereditato da mio padre l'uso di scurire il ragout con cacao amaro (si, quello della Perugina in polvere, nello scatolino di cartone). Qualche generoso cucchiaino da miscelare quando il sugo comincia seriamente ad addensare...

Il Ragout alla Napoletana?... ne parleremo presto, ma aspettatevi una delusione!

23
Blasel
Blasel
Banned
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Kleana ha scritto:

Ma sicuro che viene buona?

Mia moglie non e' napoletana, come la sua famiglia ed anche lei rimase profondamente perplessa e quindi la prima volta che la preparo', lo fece in due tegami diversi, quella destinata a me, come avevo richiesto, con le scaglie di cioccolato fondente e quella preparata per le, ovviamente senza.

Altrettanto ovviamente volle assaggiare quella che qualcuno puo' pensare che sia una schifezza, e la trovo' particolarmente gustosa e fini' la mia...., ma poi la rifece, giorni dopo, con la cioccolata, che ovviamente squagliandosi, non rende 'dolce' come si potrebbe pensare, la pietanza, ma ne esalta notevolmente il gusto.

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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che dite, ne vogliamo parlare?...


La cucina partenopea 00810

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Kleana
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Viandante Storico
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Più che parlarne, me la vorrei magnà commosso

Mammina la fa domenicaaaaaaaaa La cucina partenopea 274731

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