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L'amore nelle opere letterarie

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NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Una volta mi dissero che ero piuttosto monotematica. Vero.
Però non c'è niente che riesca a trovare più interessante dei sentimenti, nonostante ora non provi più presso che nulla.

Ho pensato a questo spazio dove riportare stralci di libri in cui troviamo espresse le varie sfumature dell'amore, le belle e le brutte, e poi commentarle, così, a tempo perso.

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NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Innamorarsi

Per quanto ci scervelliamo grosso modo l'innamoramento è questo, uno sguardo rubato oltre una corazza, che il caso regala. Tante ragioni e il motivo è buffo e banale.




Il Cavaliere Inesistente (Italo Calvino)

(....) Scendendo verso il greto del torrente per bere, udì uno smuover di frasche: legato ad un nocciolo, con una lenta pastoia, un cavallo brucava l’erba d’un prato, sciolto dalle piastre di corazza più gravose, che gli giacevano vicino. Non c’era dubbio: era il cavallo del guerriero sconosciuto, e il cavaliere non doveva essere distante! Rambaldo si buttò tra le canne per cercarlo.
Giunse al greto, affacciò il capo tra le foglie: il guerriero era là. La testa e il torso erano ancora racchiusi nella corazza e nell’elmo impenetrabili, come un crostaceo; ma s’era tolti i cosciali, i ginocchietti e le gambiere, era insomma nudo dalla cintola in giù, e correva scalzo sugli scogli del torrente.
Rambaldo non credeva ai suoi occhi. Perché quella nudità era di donna: un lisco ventre piumato d’oro, e tonde natiche di rosa, e tese lunghe gambe di fanciulla. Questa metà di fanciulla (la metà di crostaceo adesso aveva un aspetto ancor più disumano e inespressivo) si girò su se stessa, cercò un luogo accogliente, puntò un piede da una parte e uno dall’altra del ruscello, piegò un poco i ginocchi, v’appoggiò le braccia dalle ferree cubitiere, protese in avanti il capo e indietro il tergo, e si mise tranquilla e altera a far pipì. Era una donna d’armoniose Lune, di piuma tenera e di fiotto gentile. Rambaldo ne fu tosto innamorato.
La giovane guerriera scese il rivo, s’abbassò ancora sulle acque, fece una lesta abluzione rabbrividendo un poco e corse su con lievi salti dei nudi piedi di rosa. Fù allora che s’accorse che Rambaldo la stava spiando tra le canne. “Schweine Hund!” gridò e tratto dalla cintola un pugnale glielo tirò contro, non con il gesto della perfetta maneggiatrice d’armi che essa era, ma con lo scatto rabbioso della donna inviperita che tira in testa ad un uomo un piatto o una spazzola o qualsiasi cosa che ha per mano.
Comunque mancò la fronte di Rambaldo per un pelo. Il giovane vergognoso si ritrasse. Ma già dopo smaniava di rappresentarsi di lei, di rivelarle in qualche modo il suo innamoramento. Udì uno scalpitio; corse al prato; non c’era più il cavallo; era scomparsa. (....)




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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
So già che infesterò questo bel 3d L'amore nelle opere letterarie 73990920 Sorriso Scemo

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Jester
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Viandante Storico
Viandante Storico
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato.

In Catullo c'è la consapevolezza delle difficoltà che l'amore può generare...Consapevolezza che diventa ancora più difficile da sopportare nel momento in cui ci si rende conto che ogni tipo di difficoltà nasce indipendentemente dalla volontà umana. Il poeta può soltanto prendere atto della situazione e soffrirne in maniera terribile...il *jester anche... nonvolevo

5
Jester
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Viandante Storico
Viandante Storico
« Ma l'amore, per me, non è nient'altro che un materasso d'aghi su cui dare da bere a queste femmine crudeli »

(Charles Baudelaire)


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Jester
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Viandante Storico
Viandante Storico
"L'amore cambia profondamente le persone, influenza il modo in cui pensano e si comportano, e quando non è felice causa un vero e proprio malessere fisico. È qualcosa per cui a tutti capita di soffrire, ma su cui la psicologia non ha molto da dire.
La diagnosi di mal d'amore è stata considerata legittima e utile dalla medicina almeno fino al Seicento. E se rileggiamo quelle antiche diagnosi, vediamo che i pazienti in questione mostravano un insieme di sintomi ricorrenti: pensiero fisso sulla persona amata, malinconia, stati di estasi, violente oscillazione di umore. Tutti sintomi che rientrano nelle diagnosi contemporanee di ossessione, depressione, mania. La vecchia diagnosi di mal d'amore coincide quasi perfettamente con una odierna diagnosi di disturbo ossessivo con alterazioni dell'umore.

Ci sono molti aspetti dell'innamoramento che simulano un disturbo mentale, in modo così fedele che forse non c'è nessuna vera differenza tra l'ossessione per la persona amata e un'ossessione propriamente detta. L'esperienza dell'innamoramento è per molti di noi l'esperienza più vicina alla malattia mentale che ci capiti di provare. È la nostra occasione di flirtare con la follia."

Franck Tallis / "Pazzi d'amore"

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ah! Se l'avessi incontrata prima, Molly, quando c'era ancora il tempo di prendere una strada invece che un'altra! Prima di perdere il mio entusiasmo su quella troia di Musyne e su quella stronzetta di Lola! Ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza. Ci credevo più! Si diventa rapidamente vecchi e in modo irrimediabile per giunta. Te ne accorgi dal modo che hai preso di amare le tue disgrazie tuo malgrado. La natura è più forte di Te, ecco tutto. Ci prende le misure in un certo genere e non puoi più uscirne da quel genere lì. Io, avevo preso la strada dell'inquietudine. Si prende pian piano sul serio il proprio ruolo e il proprio destino senza rendersene ben conto e poi quando ci si volta indietro è troppo tardi per cambiare.Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l'amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole e dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo! Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.Per lasciarla mi ci è voluto proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly m'ha dato nel corso di qualche mese d'America.

Viaggio al termine della notte, Céline

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Cenere79
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
"Hai un profumo diverso da quello che avevo quando guardavamo le illustrazioni di Doré", disse Enzo tanto per darsi un contegno.
"Che profumo era?"
"Specialissimo: di gelsomini pestati e di saponetta al lisoformio. Me lo ricordo come se fosse ora. Mi pare di sentirlo."
"Di lisoformio?" fece lei sorridendo con una piccola smorfia di scherzoso disgusto "chissà che nausea starmi vicino."
"Invece mi piaceva."
"Ti piaceva quella puzza di ospedale?"
"Moltissimo. E avevi le gambe sempre graffiate."
"Si?" disse lei guardandolo con indolenza. "E chi me le graffiava?"
"Non so. I gatti, il filo spinato del giardino, i rami del rampicante. Certe volte ci avevi anche
delle peccette attaccate sopra."
"Insomma ti ricordi tutto delle mie gambe."
Agata allungò una gamba ricoperta da leggere calze color tortora, mosse in aria la scarpetta col tacco
alto e solido come una piccola torre.
"Adesso non me le graffiano più," disse e poi soggiunse: "Ora sono meglio di allora, vero?"
"Certo. Però quelle di allora non le ho più dimenticate".

La cugina (Ercole Patti)

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
- Perché non sei voluto venire all'albergo dell'altra volta?
- è troppo vicino alla stazione.
- Era così anche allora.
- Allora ero accecato.
- Sono passati otto mesi!
- Fai conto sia passato un secolo.
- Non essere nervoso.
- è tardi, alzati!
- Si sta così bene stesi sull'erba...
- Comincia a farsi umida, ti farà male. E poi bisogna che me ne vada.
- Dici me ne vado, me ne vado, e sei sempre qui!
- Perché sei venuta a cercarmi? Lo capisci, ora, che per me non conti nulla?
E che fra due mesi mi sposo?
- Appunto per questo (ella disse e sospirò).
Ed egli le disse: Perché non cambi vita?
- Quando si è toccato il fondo, come l'ho toccato io, non c'è verso di risalire.
E ho anche l'affanno (lei sorrise)
- Come ti scappa il cuore! egli esclamò.
- Neppure lo sento.
Ella disse. Poi disse:
- Trovami tre fuscelli, esprimerò un desiderio.
E il desiderio fu che qualche volta Bruno si ricordasse di lei.

Cronache di poveri amanti (Vasco Pratolini)

L'amore nelle opere letterarie Liepke12

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Viandante Mitico
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CER NIA E CIN GHIALE AMORE BUGIARDO (da Storie della preistoria, Alberto Moravia)

Qualche dozzina di miliardi di anni fa, un certo Cin Ghiale si innamorò perdutamente di tale Cer Nia. Bisogna sapere che in quei tempi non c'era nulla di straordinario in amori come questi. Tutti gli animali vivevano in pace e si volevano bene; poteva anche avvenire che poniamo, Ele Fante, ben noto per la sua mole, corteggiasse Pul Ce non meno nota per la sua piccolezza; insomma l'amore regnava e non si sapeva cosa fossero l'antipatia, l'odio, l'ostilità. Tuttavia, anche l'amore aveva dei limiti; per esempio, c'erano già il mare e la terra, e gli animali del mare se ne stavano per conto loro e così quelli della terra; e infatti risale a quell'epoca il proverbio che dice "tra il mare e il fare, c'è di mezzo il dire". Ora, Cer Nia e Cin Ghiale vollero trasgredire a questa regola, condensata, a sua volta, nell'altro ben noto proverbio: "maglie e cuoi dei paesi tuoi". Questa è la veridica storia delle gravi conseguenze di questa trasgressione. Cer Nia viveva in una tranquilla baia di limpida acqua azzurra; Cin Ghiale, in una profonda caverna, in fondo alla foresta; ma tutti e due amavano passeggiare, Cer Nia in mare, lungo la spiaggia, Cin Ghiale, in terra, anche lui lungo la spiaggia e così si incontrarono e naturalmente presero a parlarsi: Tu ti chiami Cer Nia, non è vero? - E tu Cin Ghiale, non è così? - Chi ti ha detto il mio nome? - Mer Luzzo, quel ficcanaso, e a te chi ti ha detto il mio? - Lon Tra, quella pettegola - Bella giornata, nevvero? - Mica tanto, sta per piovere - Che ne dici di fare una passeggiatina? - Volentieri etc etc.



(continua)

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Viandante Mitico
Viandante Mitico
A farla breve, fecero una prima passeggiatina, poi una seconda, poi una terza e andò a finire che si innamorarono l'uno dell'altra. A Cer Nia, Cin Ghiale, con tutti quei peli neri e lucenti, piaceva molto; Cin Ghiale a sua volta se ne moriva per gli occhioni languidi di Cer Nia. E il mare, direte voi? Già, il mare li divideva. E infatti a quell'epoca risale ancora un famoso proverbio: "Coda in mare, testa in terra". Da quel giorno, appena Cin Ghiale arrivava sulla spiaggia, subito Cer Nia emergeva fuori dall'acqua con il suo testone rosa e gli lanciava una delle sue celebri occhiate amorose. Dal canto suo, Cin Ghiale si esibiva, in onore di Cer Nia, in qualche magistrale carica a testa bassa, contro un nemico immaginario. Poi si parlavano, si facevano dei complimenti, come per esempio "come sono belle le tue pinne!". "Mai come le tue zanne". Insomma si volevano veramente bene. Purtroppo, però, tra di loro continuava ad esserci il mare, tanto è vero che a quell'epoca cominciò a circolare il proverbio: "un mare lava l'altro e tutti e due lavano il riso". Alla fine la prima a stufarsi fu Cer Nia che aveva in fondo al mare, in una grande conchiglia, una graziosa casetta di tre stanze e servizi e avrebbe voluto che Cin Ghiale venisse a viverci con lei: "senti un po', perché non vieni in mare, a casa mia, a soli tremila chilometri di profondità. Sapessi che bella casetta la mia". Cin Ghiale, che non sapeva nuotare, ma si vergognava di ammetterlo, rispose: "per l'appunto, oggi, ho un reumatismo alla zampa destra, l'umidità non mi farebbe bene. Tu piuttosto, perché non esci dall'acqua e non te ne vieni a fare una capatina a casa mia, in una bella grotta provvista di tutte le comodità, a soli ventimila chilometri di distanza?". Ora, Cer Nia, come tutti i pesci, non aveva piedi ma si vergognava di ammetterlo; e così rispose: "per l'appunto ci ho un callo al mignolo del piede destro; per oggi davvero non me la sento di fare una camminata così lunga". Si dicevano delle bugie insomma. E intanto il loro amore non andava né avanti né indietro. Le cose continuarono in questo modo, diciamo, per un paio di milioni di anni...

(continua)

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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Quindi Cer Nia e Cin Ghiale, ciascuno per conto suo, decisero di ricorrere per aiuto a una certa famiglia Tore, gente sfaccendata e oziosa che, appunto perché perennemente disoccupata, poteva prendere a cuore simili faccende. Il padre si chiamava Bevi Tore, la madre Mangia Tore, i figli Caccia Tore e Pesca Tore. Pare che il nonno si chiamasse Coltiva Tore e la nonna Mungi Tore, ma non è sicuro. Era una famiglia famosa per la sua stupidità; basti dire che, pur avendo quattro zampe come tutti gli animali, si ostinavano a camminare con due sole e delle altre due non sapevano che fare. Insomma Cer Nia andò da Caccia Tore e gli disse:"Amo Cin Ghiale, ma non vuole raggiungermi in fondo al mare. Vedi un po'tu di trovare il modo di acchiapparlo e costringerlo a vivere con me". E Cin Ghiale disse a Pesca Tore: "Amo Cer Nia ma rifiuta di diventare mia moglie. Vedi un po'tu di rapirla e portarmela nella caverna". Caccia Tore e Pesca Tore dissero che ci avrebbero pensato; ma soltanto a pensarci, siccome erano stupidissimi, ci misero un miliardo di anni. Alla fine tuttavia riuscirono a fabbricare due aggeggi che potevano servire al caso: Caccia Tore, una trappola; Pesca Tore una rete. Caccia Tore nascose la trappola in un cespuglio attraverso il quale Cin Ghiale passava ogni giorno per recarsi sulla spiaggia; dal canto suo, Pesca Tore gettò la rete nel punto esatto della baia dove sapeva che Cer Nia si sarebbe affacciata. E così Cin Ghiale fu intrappolato e restò lì a tirare la zampa senza potersi liberare; e Cer Nia fu avvolta nella rete e trascinata in secco sulla spiaggia, nonostante i suoi guizzi impotenti. Allora venne l'ora della verità per i due innamorati bugiardi: Cer Nia dovette ammettere che non aveva piedi; Cin Ghiale, che non sapeva nuotare. Fu una scena penosa. Cer Nia disse a Cin Ghiale:"Bugiardo, non farti più vedere"; Cin GHiale disse a Cer Nia:"Mentitrice, non voglio più vederti". Poi Cer Nia diede un tuffo nel mare; e Cin Ghiale galoppò a nascondersi nella foresta. Il loro amore era finito.


(continua)

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Viandante Mitico
E la trappola e la rete, domanderete voi? I due fratelli Caccia Tore e Pesca Tore, non sapendo cosa farsene, visto che Cer Nia e Cin Ghiale non ne avevano più bisogno, misero i due attrezzi in soffitta e non ci pensarono più. Ma, passando il tempo, benché fossero, come ho già detto, stupidissimi, fecero il pensiero che, alla meno peggio, potevano utilizzare le loro due invenzioni per quello che oggi si chiama la caccia e la pesca. Passarono ancora non so quanti milioni di anni ed ecco, che è che non è, una mattina Cer Nia e Cin Ghiale si ritrovarono l'uno accanto all'altro sulla tavola della famiglia Tore: Cer Nia su un vassoio lungo, bollita con contorno di patate e di carote, un limone in bocca; Cin Ghiale, in un vassoio tondo, arrostito al fuoco di legna, con contorno di castagne e di marmellata di mirtilli. Allora Cin Ghiale disse sottovoce a Cer Nia: "Meglio star zitti che allessi o fritti"; e Cer Nia, dal canto suo rispose: "meglio amare a distanza, basta e ne avanza". Da allora data il proverbio che dice: "Al pescatore e al cacciatore non farlo sapere quanto è buona la cernia con il cinghiere.
Cinghiere sta per cinghiale perché altrimenti non era possibile fare la rima.


- FINE -

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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Nuda in piedi, le mani dietro il dorso,
come se in lacci strette
tu gliele avessi. Erette
le mammelle, che ben possono al morso

come ai baci allettar. Salda fanciulla
cui fascia l'amorosa
zona selvetta ombrosa,
vago pudor di natura. Nulla,
altro ha nulla. Due ancora tondeggianti
poma con grazia unite
pare chiamino il mite
castigo della fanciullezza. Oh, quanti

vorrebbero per sé ai miei occhi il lampo
del piacere promesso,
che paradiso è spesso,
e più spesso è l'inferno senza scampo!

U.Saba

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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Una carogna


Ricordi tu l’oggetto, anima mia,
che vedemmo quel mattino d’estate così dolce?
Alla svolta d’un sentiero un’infame carogna
sopra un letto di sassi,

le gambe all’aria, come una femmina impudica,
bruciando e sudando i suoi veleni,
spalancava, con noncuranza e cinismo,
il suo ventre pieno d’esalazioni.

Il sole dardeggiava su quel marciume
come volendolo cuocere interamente,
rendendo centuplicato alla Natura
quanto essa aveva insieme mischiato;

e il cielo contemplava la carcassa
superba sbocciare come un fiore.
Il puzzo era tale che tu fosti
per venir meno sull’erba.

Le mosche ronzavano sul ventre putrido
da cui uscivano neri battaglioni
di larve colanti come un liquame
denso lungo gli stracci della carne.

Tutto discendeva e risaliva come un’onda,
o si slanciava brulicando:
si sarebbe detto che il corpo gonfio
d’un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.

E tutto esalava una strana musica,
simile all’acqua corrente o al vento,
o al grano che il vagliatore con ritmico movimento
agita e volge nel vaglio.

Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno:
schizzo, lento a compiersi,
sulla tela (dimenticata) che l’artista
condurrà a termine a memoria.

Dietro le rocce una cagna inquieta
ci guardava con occhio offeso,
spiando il momento in cui riprendere
allo scheletro il brano abbandonato.

- Eppure tu sarai simile a quell’immondizia,
a quell’orribile peste,
stella degli occhi miei, sole della mia natura,
mia passione, mio angelo!

Sì, tu, regina delle grazie,
sarai tale dopo l’estremo sacramento,
allora che, sotto l’erba e i fiori grassi,
andrai a marcire fra le ossa.

Allora, o bella, dillo, ai vermi
che ti mangeranno di baci,
che io ho conservato la forma e l’essenza divina
di tutti i miei decomposti amori.


Baudelaire

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico

Ménage(Mario Luzi)


La rivedo ora non più sola, diversa,
nella stanza più interna della casa,
nella luce unita, senza colore né tempo, filtrata dalle tende,
con le gambe tirate sul divano, accoccolata
accanto al giradischi tenuto basso.
"Non in questa vita, in un'altra" folgora il suo sguardo gioioso
eppure più evasivo e come offeso
dalla presenza dell'uomo che la limita e la schiaccia.
"Non in questa vita, in un'altra" le leggo bene in fondo alle pupille.
E' donna non solo da pensarlo, da esserne fieramente certa.
E non è questa l'ultima sua grazia.
in un tempo come il nostro che pure non le è estraneo né avverso.
"Conosci mio marito, mi sembra" e lui sciorina un sorriso importunato,
pronto quanto fuggevole, quasi voglia scrollarsela di dosso
e ricacciarla indietro, di là da una parete di nebbia e d'anni;
e mentre mi s'accosta ha l'aria di chi viene
da solo a solo, tra uomini, al dunque.
"C'è qualcosa da cavare dai sogni?" mi chiede fissando su di me i suoi occhi vuoti
e bianchi, non so se di seviziatore, in qualche "villa triste", o di guru.
"Qualcosa di che genere?" e guardo lei che raggia tenerezza
verso di me dal biondo del suo sguardo fluido e arguto
e un poco mi compiange, credo, d'essere sotto quelle grinfie.
"I sogni di un'anima matura ad accogliere il divino
sono sogni che fanno luce; ma a un livello più basso
sono indegni, espressione dell'animale e basta" aggiunge
e punta i suoi occhi impenetrabili che non so se guardano e dove.
Ancora non intendo se m'interroga
o continua per conto suo un discorso senza origine né fine
e neppure se parla con orgoglio
o qualcosa buio e inconsolabile gli piange dentro.
"Ma perché parlare di sogni" penso
e cerco per la mia mente un nido
in lei che è qui, presente in questo attimo del mondo.
"E lei non sta facendo un sogno?" riprende mentre sale dalla strada
un grido di bambini, vitreo, che agghiaccia il sangue.
"Forse, il confine tra il reale e il sogno..." mormoro
e ascolto la punta di zaffiro
negli ultimi solchi senza note e lo scatto.
"Non in questa vita, in un'altra" esulta più che mai
sgorgando una luce insostenibile
lo sguardo di lei fiera che ostenta altri pensieri
dall'uomo di cui porta, e forse li desidera, le carezze e il giogo.

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
E' bello, amore, sentirti vicino a me nella notte,
invisibile nel tuo sonno, seriamente notturna,
mentr’io districo le mie preoccupazioni
come fossero reti confuse.

Assente il tuo cuore naviga pei sogni,
ma il tuo corpo così abbandonato respira
cercandomi senza vedermi, completando il mio sonno
come una pianta che si duplica nell’ombra.

Eretta, sarai un’altra che vivrà domani,
ma delle frontiere perdute nella notte,
di quest’essere e non essere in cui ci troviamo

qualcosa resta che ci avvicina nella luce della vita
come se il sigillo dell’ombra indicasse
col fuoco le sue segrete creature.

Pablo Neruda

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. "La notte è stellata,

e tremano, azzurri, gli astri in lontananza".

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.

L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.

Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.

E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.

La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.

Lontano.

La mia anima non si rassegna d'averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.

Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.

Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.

La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.

La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.

E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.

E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,

la mia anima non si rassegna d'averla persa.

Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,

e questi gli ultimi versi che io le scrivo.


Idem

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Non pensare, Nasten'ka, che io ricordi la mia umiliazione, né che voglia oscurare la tua serena e calma felicità con una nube scura. Non pensare che voglia rattristare il tuo cuore con amari rimproveri, che voglia addolorarlo con un rimorso segreto, che voglia renderlo melanconico nel momento della beatitudine, che voglia strappare uno solo di quei teneri fiori che tu hai intrecciato tra i tuoi riccioli neri quando, insieme a lui, sei andata all'altare... Oh! mai, mai! Che il tuo cielo sia sereno, che il tuo sorriso sia luminoso e calmo! Sii benedetta per quell'attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore, solo, riconoscente! Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?

Le notti bianche (Dalle memorie di un sognatore), F. Dostoevskij


L'amore nelle opere letterarie Viscon10

Le notti bianche (Luchino Visconti)



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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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L'AMORE

Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore. E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: Quando l'amore vi chiama, seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. E quando vi parla, abbiate fede in lui, Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino. Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà. Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole, Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra. Come covoni di grano vi accoglie in sé. Vi batte finché non sarete spogli. Vi staccia per liberarvi dai gusci. Vi macina per farvi neve. Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli. E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio. Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita. Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente la pace e il piacere, Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore, Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime. L'amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso. L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; Poiché l'amore basta all'amore. Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio". E non crediate di guidare l'amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida. L'amore non vuole che compiersi. Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi: Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte. Conoscere la pena di troppa tenerezza. Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore, E sanguinare condiscendenti e gioiosi. Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore; Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore; Grati, rincasare la sera; E addormentarsi con una preghiera in cuore per l'amato e un canto di lode sulle labbra.

L'amore, come un corso d'acqua, deve essere in continuo movimento, ed è proprio per quello che tu fai con me. Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie? Credono che le acque del fiume scorrano per sempre, e non se ne preoccupano più. Poi arriva l'inverno, e le acque gelano. Solo allora comprendono che niente, in questa vita, è assolutamente garantito.


Il Profeta, Gibran

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allure
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Viandante Residente
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Jester ha scritto:"L'amore cambia profondamente le persone, influenza il modo in cui pensano e si comportano, e quando non è felice causa un vero e proprio malessere fisico. È qualcosa per cui a tutti capita di soffrire, ma su cui la psicologia non ha molto da dire.
La diagnosi di mal d'amore è stata considerata legittima e utile dalla medicina almeno fino al Seicento. E se rileggiamo quelle antiche diagnosi, vediamo che i pazienti in questione mostravano un insieme di sintomi ricorrenti: pensiero fisso sulla persona amata, malinconia, stati di estasi, violente oscillazione di umore. Tutti sintomi che rientrano nelle diagnosi contemporanee di ossessione, depressione, mania. La vecchia diagnosi di mal d'amore coincide quasi perfettamente con una odierna diagnosi di disturbo ossessivo con alterazioni dell'umore.

Ci sono molti aspetti dell'innamoramento che simulano un disturbo mentale, in modo così fedele che forse non c'è nessuna vera differenza tra l'ossessione per la persona amata e un'ossessione propriamente detta. L'esperienza dell'innamoramento è per molti di noi l'esperienza più vicina alla malattia mentale che ci capiti di provare. È la nostra occasione di flirtare con la follia."

Franck Tallis / "Pazzi d'amore"

c'è qualcosa di vero in questo..... :_-_:
riflettiamoci jester... :ç-*:

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NinfaEco ha scritto:
L'AMORE

Allora Almitra disse: parlaci dell'Amore. E lui sollevò la stessa e scrutò il popolo e su di esso calò una grande quiete. E con voce ferma disse: Quando l'amore vi chiama, seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire. E quando vi parla, abbiate fede in lui, Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino. Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà. Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole, Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra. Come covoni di grano vi accoglie in sé. Vi batte finché non sarete spogli. Vi staccia per liberarvi dai gusci. Vi macina per farvi neve. Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli. E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio. Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita. Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente la pace e il piacere, Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore, Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime. L'amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso. L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; Poiché l'amore basta all'amore. Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio". E non crediate di guidare l'amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida. L'amore non vuole che compiersi. Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi: Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte. Conoscere la pena di troppa tenerezza. Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d'amore, E sanguinare condiscendenti e gioiosi. Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore; Riposare nell'ora del meriggio e meditare sull'estasi d'amore; Grati, rincasare la sera; E addormentarsi con una preghiera in cuore per l'amato e un canto di lode sulle labbra.

L'amore, come un corso d'acqua, deve essere in continuo movimento, ed è proprio per quello che tu fai con me. Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie? Credono che le acque del fiume scorrano per sempre, e non se ne preoccupano più. Poi arriva l'inverno, e le acque gelano. Solo allora comprendono che niente, in questa vita, è assolutamente garantito.


Il Profeta, Gibran


veramente molto bello!!!!!!grazie... hug tenderly

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hakimsanai43
hakimsanai43
Viandante Storico
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Jester ha scritto: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato.

In Catullo c'è la consapevolezza delle difficoltà che l'amore può generare...Consapevolezza che diventa ancora più difficile da sopportare nel momento in cui ci si rende conto che ogni tipo di difficoltà nasce indipendentemente dalla volontà umana. Il poeta può soltanto prendere atto della situazione e soffrirne in maniera terribile...il *jester anche... nonvolevo

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hakimsanai43
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hakimsanai43 ha scritto:
Jester ha scritto: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato.

In Catullo c'è la consapevolezza delle difficoltà che l'amore può generare...Consapevolezza che diventa ancora più difficile da sopportare nel momento in cui ci si rende conto che ogni tipo di difficoltà nasce indipendentemente dalla volontà umana. Il poeta può soltanto prendere atto della situazione e soffrirne in maniera terribile...il *jester anche... nonvolevo

cool

Qui il Buddha ti deve correggere:

"...in cui ci si rende conto che ogni tipo di difficoltà nasce
indipendentemente dal CORPO FISICO e cioè dal cervello."

Ma il corpo è un insieme di 7 corpi,per noi Indiani.
Di 10 corpi per i Cabalisti .

Arcamiki da Nebadon.

L'amore nelle opere letterarie 827538

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silena
silena
Viandante Ad Honorem
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cenere79 ha scritto:Ah! Se l'avessi incontrata prima, Molly, quando c'era ancora il tempo di prendere una strada invece che un'altra! Prima di perdere il mio entusiasmo su quella troia di Musyne e su quella stronzetta di Lola! Ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza. Ci credevo più! Si diventa rapidamente vecchi e in modo irrimediabile per giunta. Te ne accorgi dal modo che hai preso di amare le tue disgrazie tuo malgrado. La natura è più forte di Te, ecco tutto. Ci prende le misure in un certo genere e non puoi più uscirne da quel genere lì. Io, avevo preso la strada dell'inquietudine. Si prende pian piano sul serio il proprio ruolo e il proprio destino senza rendersene ben conto e poi quando ci si volta indietro è troppo tardi per cambiare.Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l'amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole e dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo! Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.Per lasciarla mi ci è voluto proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly m'ha dato nel corso di qualche mese d'America.

Viaggio al termine della notte, Céline



Cenere, dobbiamo avere qualcosa in comune, perché le tue scelte m’infiammano. L'amore nelle opere letterarie 73990920

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