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Masochismo Morale e Amore Infelice

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victorinox
victorinox
Viandante Residente
Viandante Residente
I comportamenti agiti da alcune persone nella sfera sentimentale sembrano chiaramente autolesionistici e inutilmente portati alla sofferenza. Questi comportamenti si situano all’interno di uno spettro che va da sporadici e modesti tratti relazionali di sottomissione a veri e propri ‘stili’ comportamentali in cui la persona sembra ricercare, nel rapporto amoroso, tutto cio’ che la fa soffrire.

Per parlare di questo devo allargare il discorso e contestualizzarlo.
Perdonate quindi la mia prolissità

Il contesto è quello del masochismo, che però va inteso in un'accezione allargata.

Il termine viene inizialmente usato da Freud per indicare alcune deviazioni sessuali in cui il soggetto cerca, non solo accetta, la sofferenza fisica e psicologica come mezzo per ottenere il piacere. Freud chiama questa forma di masochismo come erogeno: esso designa quell tipo di persone che, piu’ o meno incosapevolmente, cercano un partner sessuale sadico, che abbia cioe’ caratteristiche opposte alle loro e che infligga dolore e sofferenza. Successivamente, l’interesse di Freud si sposta sull’analisi delle fantasie inconscie che stanno dietro alla posizione di sottomissione scoprendo che si tratta spesso di fantasie legate al desiderio edipico, nella bambina, di essere amata e sottomessa al padre, e creando cosi’ le basi per la futura suscettibilita’ adulta del masochista nei confronti di figure paterne o che rivestano autorita’. Piu’ avanti ancora, a conclusione del suo pensiero, Freud estende il concetto di masochismo dal ristretto campo sessuale o dallo specifico della fantasia edipica, al comportamento umano piu’ generale e al carattere femminile. Al masochismo del primo tipo, detto appunto erogeno, si aggiunge cosi’ il masochismo morale e quello femminile.

La ricerca inconscia della sofferenza non si limita piu’, quindi, allo scenario sessuale, ma si puo’ estendere allo stile esistenziale globale della persona, caratterizzandone le scelte, le motivazioni, i comportamenti.

Poiche’ dobbiamo sempre tenere presente che la natura e la spinta profonda di un tale assetto psicologico e’ essenzialmente inconscia, noi potremmo avere una persona, ad esempio una donna per restare al nostro argomento, che vive ripetute relazioni sentimentali autolesionistiche ed infelici ma consapevolmente non le vorrebbe, sul piano razionale e cosciente desidera invece, in tutta sincerita’, trovare un partner adeguato a cui non sottomettersi e con cui vivere serenamente. La psicoanalisi ci ha insegnato da tempo che questi due registri, conscio ed incoscio, possono purtroppo convivere in piena contraddizione dentro di noi.
Il motore interno del masochismo morale è la presenza dell’istinto di morte, una pulsione inconscia antitetica alla libido, cioe’ all’istinto di vita, che in queste persone e’ particolarmente elevata, o non sufficientemente fusa con la libido che ne dovrebbe attutire la distruttivita’, cosicche’ si ritrova libera ad operare all’interno della psiche, causando la ritorsione dell’aggressivita’ verso il Se’ (nel masochismo, appunto) o verso l’oggetto, l’Altro (nel sadismo).

La psicoanalisi moderna vede nel masochismo un’origine plurideterminata: vi sono casi in cui effettivamente l’aggressivita’ del soggetto e’ rivolta verso se stesso, con necessita’ di autopunizone e quindi sofferenza masochistica, ma piu’ spesso troviamo casi in cui la ricerca inconscia della sofferenze e dell’umiliazione costituisce la ripetizione, in forma diretta o ribaltata, delle vicende traumatiche infantili. Il trauma puo’ essere anche apparentemente modesto, ma ripetuto nel tempo (cosiddetto ‘trauma cumulativo’), come ad esempio una madre alternativamente affettuosa e maltrattante, e venire introiettato nella mente del bambino come l’unica realta’ possibile. nella prima infanzia si è appreso emotivamente che per avere un po’ di attenzione e amore si devono sopportare gli accessi di rabbia, gli sbalzi d’umore, gli abusi o le imprevedibilita’, incosciamente portata nella vita adulta, anche quando non ne sussiste piu’ il bisogno, quel tipo di relazione sarò ritenuto naturale, ricercato e in alcuni casi addirittura ricreato.


Questo è il contesto.
L'argomento siamo noi.
Il nesso tra amore e dolore non eliminabile.
Ma a volte è davvero troppo stretto.

Vorrei parlarne, discutendo se volete di teoria... ma sopratutto di noi.

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Magonzo
Magonzo
Viandante Storico
Viandante Storico
spunto interessante davvero...

forse non c'entra puntualmente col masochismo patologico propriamente identificato, ma in genere se mi imbatto in forme di questo tipo tendo ad attribuirle ad una funzione ansiofuga a fronte del senso di colpa:
se temo una punizione sconosciuta e angosciante, somministrandomela, infliggendomela autonomamente esercito un controllo su una modica infelicità, nella superstiziosa o religiosa speranza che ciò mi esima dal subire maggior castigo... "non mi punire, guarda come soffro già..."

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ambranera
avatar
Viandante Forestiero
Viandante Forestiero
il masochismo , nell'amore, penso sia più dovuto alla paura che si ha nel trovare la felicità, quella che inconsciamente vorremmo, in questo caso un partner affettuoso con cui condividere serenamente la vita. Vivendo una storia angosciante, sofferente sapremmo già dove si va a "cadere" in caso di fallimento, di separazione e l'accetteremo. Saremo pronti a soffrire perché siamo noi a gestire la nostra sofferenza accettando che l'altro/a ci provochino dolore.
In caso contrario ,una storia bellissima, al momento che ci viene a mancare,(per varie ragioni) ci procurerebbe un angoscia maggiore in cui non avremmo le armi adatte per salvarci e venirne fuori.
Il masochista non credo abbia una grande stima di se stesso tanto da non considerarsi il protagonista della propria vita ma sempre la persona sottomessa , la persona che viene sempre dopo gli altri, la persona che necessita di conforto e di difesa .
Non so se questa dipenda da un'infanzia difficile ma credo invece che la persona in questione nasca già con questa predisposizione alla sofferenza.
E' comunque un mio parere personale.

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galadriel
galadriel
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
ambranera ha scritto:il masochismo , nell'amore, penso sia più dovuto alla paura che si ha nel trovare la felicità, quella che inconsciamente vorremmo, in questo caso un partner affettuoso con cui condividere serenamente la vita. Vivendo una storia angosciante, sofferente sapremmo già dove si va a "cadere" in caso di fallimento, di separazione e l'accetteremo. Saremo pronti a soffrire perché siamo noi a gestire la nostra sofferenza accettando che l'altro/a ci provochino dolore.
In caso contrario ,una storia bellissima, al momento che ci viene a mancare,(per varie ragioni) ci procurerebbe un angoscia maggiore in cui non avremmo le armi adatte per salvarci e venirne fuori.
Il masochista non credo abbia una grande stima di se stesso tanto da non considerarsi il protagonista della propria vita ma sempre la persona sottomessa , la persona che viene sempre dopo gli altri, la persona che necessita di conforto e di difesa .
Non so se questa dipenda da un'infanzia difficile ma credo invece che la persona in questione nasca già con questa predisposizione alla sofferenza.
E' comunque un mio parere personale.

Lo penso anche io.
A volte si preferisce fantasticare e non avere, piuttosto che perdere.
Oppure ancora si inizia a tormentare ci ci è vicino perchè non si sa stare in pace.
Se si è imparato che esiste il brutto, a volte tutto ciò che è sereno viene vissuto come uno stato di perenne pre allarme.

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beautiful stranger
beautiful stranger
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Galadriel ha scritto:
...a volte tutto ciò che è sereno viene vissuto come uno stato di perenne pre allarme.

Masochismo Morale e Amore Infelice 552431809

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victorinox
victorinox
Viandante Residente
Viandante Residente
Magonzo ha scritto:
forse non c'entra puntualmente col masochismo patologico propriamente identificato, ma in genere se mi imbatto in forme di questo tipo tendo ad attribuirle ad una funzione ansiofuga a fronte del senso di colpa:
se temo una punizione sconosciuta e angosciante, somministrandomela, infliggendomela autonomamente esercito un controllo su una modica infelicità, nella superstiziosa o religiosa speranza che ciò mi esima dal subire maggior castigo... "non mi punire, guarda come soffro già..."

Senza dubbio ciò può essere vero per molte persone. Se quello che tali soggetti hanno conosciuto come normalità è il perenne avvento di una punizione, allora saranno rassicurati dal porre in essere tali condizioni. La rinuncia, l'infelicità e l'angoscia, pur generando infelicità, sono per molti una condizione molto meno disorientante della serenità.

ambranera ha scritto:il masochismo , nell'amore, penso sia più dovuto alla paura che si ha nel trovare la felicità, quella che inconsciamente vorremmo, in questo caso un partner affettuoso con cui condividere serenamente la vita.

Concordo pienamente con la tua analisi. Il punto è proprio questo. Non avendo conociuto la felicità, o avendola conosciuta attraverso forme deviate, essa è l'oasi nel deserto. Viene mitizzata e idealizzata. Il senso della vita è muoversi verso di essa. Ma l'idealizzazione che la protegge è così forte che la fa sparire appena ci siamo giunti, oppure ancora è così forte da impedirci l'ingresso in tale felicità attraverso meccanismi vari che vanno dalla negazione alla svalutazione fino all'angoscia e al dubbio ossessivo. Superati questi primi scogli, paradossalmente il pellegrino del deserto proverò nell'oasi un senso di smarrimento e vuoto completi. Non saprà vivere con la serenità di chi finalmente ha l'acqua che vuole, ma tenderà a riprodurre condizioni per cui l'acqua manchi, giungendo anche ad avvelenare i pozzi.
La felicità si impara, e ci vuole umiltà, coraggio e tempo.

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